Quello che non si ferma – #Comunitàincammino

La spinta a prendersi cura degli altri non si ferma. E come potrebbe fermarsi qualcosa che è così profondamente radicato in noi? Essere educatori o catechisti, organizzare feste e momenti di condivisione, occuparsi della liturgia, del centro d’ascolto, della formazione e di tanto altro, sono attività che, qui all’Oratorio Bicocca, ci riempiono le giornate, ma soprattutto il cuore. Ne siamo consapevoli ed è per questo che anno dopo anno molti di noi scelgono di dedicare il proprio tempo alla comunità: e in queste settimane in cui tutto questo manca ci rendiamo conto ancora di più della bellezza del donarsi.

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Quando si è abituati ad avere a cuore gli altri, c’è sempre una domanda che – forse un po’ in sottofondo – ci tamburella in testa: “cosa posso fare io?”. In questi giorni sicuramente molti di noi se lo sono chiesti. Per quanto sembri incredibile, in questo momento anche stare semplicemente in casa evitando di uscire è un modo per aiutare tutta la comunità e – lasciatemi dire – un modo nemmeno troppo facile. Tuttavia, nemmeno così siamo completamente in pace: sappiamo tutti che per alcune persone questo periodo è più difficile che per altre, che sia a causa di problemi di salute, economici o per la solitudine. Ci pensiamo, talvolta la domanda non solo tamburella ma ci tormenta: cosa posso fare io, per alleviare, anche solo un po’, i disagi che molte persone stanno vivendo? Da soli però, ammettiamolo, non è facile prendere l’iniziativa: non abbiamo i mezzi, le idee…forse ci manca anche un po’ di coraggio!

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Tuttavia, dove non arriviamo noi come singoli ci si può arrivare insieme: non possiamo riunirci in compagnia, ma possiamo fare gruppo in modo ancora più profondo. Ed è quello che sta succedendo nella nostra comunità, tramite un’iniziativa dei proprietari di un ristorante della zona: un servizio per la comunità in cui alcuni giovani sono stati coinvolti.

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Tutto è nato da un’intuizione: l’idea che un pasto caldo consegnato a casa può fare la differenza per una persona in difficoltà. Se poi il pasto è preparato con cura e consegnato – mantenendo le distanze – da un volto sorridente sotto la mascherina, può cambiare anche l’umore e alleggerire giornate pesanti. Il sorriso è contagioso anche se si resta a più di un metro di distanza!

Questa intuizione è diventata l’occasione per alcuni giovani che volevano dare una mano ma non sapevano bene come. Perché a volte abbiamo proprio bisogno di qualcuno che ci chiami e che ci chieda: “Tu ci sei?” e allora ci facciamo coraggio e rispondiamo sì: un coraggio da non dare per scontato, in questo periodo di giustificata paura e di necessaria attenzione. Alcuni giovani dunque hanno risposto un sì entusiasta, e si sono offerti per far parte della squadra di “volti sorridenti” necessari per la consegna dei pasti.

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Mascherati e guantati, utilizzando i dovuti accorgimenti, si sono ritrovati martedì mattina per la prima volta al ristorante “San Glicerio” per ritirare i pasti generosamente preparati e li hanno portati a chi avesse fatto richiesta, gustando ancora una volta la gioia del donarsi. Un gesto che, grazie a quei “sì” e a quel coraggio, si ripeterà ancora nelle prossime settimane. Un modo di stare vicino al prossimo sicuramente diverso da quello a cui siamo abituati in oratorio, ma altrettanto prezioso, altrettanto importante. Non ci incontriamo più fisicamente per il momento, ma non abbiamo mai smesso di essere comunità in cammino: anzi, forse ora più che mai ci rendiamo conto quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri.

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