Stamattina Don Pino ci ha lasciato. 

Oggi, in questa giornata, vogliamo stargli vicino  con la preghiera, che è molto più forte della vicinanza fisica, molto più chiassosa delle telefonate che non abbiamo potuto fare e molto più ricca di amore di quello che non abbiamo potuto mostrargli.

Nella giornata di oggi chiediamo di prendersi un minuto lasciandoci accompagnare dalla preghiera che proprio don Pino ha scritto in questi giorni di fatica:

“Se fosse l’ultimo giorno le mie parole: O Dio, vengo nella fede, nella speranza e nella carità. Ti ho amato da sempre. Vieni con Gesù, Maria e Giuseppe e con tutti i miei cari. Sostienimi nella sofferenza, perdona i miei peccati e donami la gioia del tuo eterno amore. Benedici tutti i miei cari. Accoglimi, vengo nel tuo amore. Amen”

Facciamo sentire l’amore della comunità in un rosario online in diretta che si potrà seguire collegandosi al seguente link https://youtu.be/k3tmHBxDw0A alle ore 18.00.

V Domenica di Quaresima

DOMENICA DI LAZZARO

Anche per Lazzaro, come per il cieco dalla nascita, la malattia non è per la morte ma per la gloria di Dio. Così disse Gesù, paradossalmente per Lazzaro, che lascia che muoia.

A te, cieco, io (Gesù) dico: vai a lavarti l’impiastro sugli occhi e vedrai, e vedrai soprattutto la gloria di Dio, e saprai perché la tua vita è iniziata da cieco e finirà da vedente, e credente. È perché sia manifestata la gloria di Dio, è perché tutti sappiano che quel Gesù che intercetta i mali del mondo sta agendo in nome di Dio, per conto di Dio, in persona di Dio: sta agendo “da Dio”, perché Dio lo è, e si sta comportando da Salvatore del mondo.

Te, Lazzaro, invece, io ti lascio morire. Gesù sembra deciso, quasi sadico. Dico ai miei discepoli, alle tue sorelle: questa malattia non è per la morte. Ma ti lascio morire! E questa volta la gloria di Dio si vedrà davvero scintillare! Dicevano: non si è mai visto uno che abbia aperto gli occhi ad un cieco dalla nascita. E adesso che diranno? Si è forse mai visto qualcuno gridare verso una tomba: vieni fuori! e vedere l’ospite della tomba alzarsi e uscire, bendato come una mummia ma vivo?

Rifletto. Ma Gesù le è andate a pensare proprio tutte per riuscire a farci dire, alla fine: credo, Signore! Sì, Gesù ha guarito il cieco perché ha voluto che potesse finalmente godere pienamente della vita, ho fatto tornare dai morti Lazzaro perché non ha sopportato lo strazio di Marta e di Maria, ha continuamente piegato a sé la natura perché si capisse che Lui può dire al fico, con effetto assicurato: nessuno mangi più i tuoi frutti.

Ma tutto Lui ha fatto sempre perché il risultato fosse la fede, la nostra fede. Credo, Signore, e gli si prostrò innanzi. Dopo aver visto Lazzaro risuscitato, molti credettero in Lui. E anche i samaritani dicono di credere per la parola e le opere di Gesù e non solo per la testimonianza della donna del pozzo.

La pedagogia di Gesù si fa via via più chiara, il suo sistema educativo è sempre più evidente: farci toccare con mano il male (che è poi un nostro prodotto “casalingo”), a volte farci toccare il fondo, perché ci rendiamo conto che, primo, “chi è causa del suo mal pianga se stesso”, e che, secondo, sempre e proprio nella totale incertezza, il nostro sguardo non può che alzarsi, farsi diretto verso Chi “non ha considerato un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma ha spogliato se stesso facendosi ubbidiente fino alla morte di croce”.

Forse questa può essere una chiave di interpretazione anche per la tortura cui ci sta sottoponendo questo coronavirus. È un male, un male grave, a volte è morte. E Gesù lo sa. Ma anche questo non è per la morte ma per la gloria di Dio.

Ci è chiesta ancora fiducia. Non possiamo dimenticare che le ultime parole di Gesù sono state: “io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

Messaggio di Primavera

MESSAGGIO DI PRIMAVERA

primavera

Oggi inizia la primavera: 21 marzo! Ma ora parlo di tanti e tanti anni fa. Erano gli ultimi giorni di gennaio. La nonna mi diceva che quelli erano i “giorni della merla”, i più freddi di tutto l’anno. Lasciati per un attimo i compiti da fare, mi appoggiavo al davanzale interno della finestra e guardavo fuori. Gli alberi erano spogli e i rami portavano piccole stalattiti di ghiaccio; la neve non scendeva più perché era già tutta a terra, ormai trasformata in lastre di ghiaccio già annerite dai giorni trascorsi e dagli scarponi dei passanti; il cielo era tristemente grigio e lasciava scorgere una luce non bella; si vedeva qualche raro passerotto alla ricerca spasmodica di qualche cosa da mangiare; la gente che passava sulla strada era imbacuccata in modo perfino ridicolo. Ma la mia fantasia di bambino non lasciava spazio alla tristezza che poteva generarsi da questo scenario crudamente invernale. Sapevo che l’inverno non sarebbe durato in eterno, sapevo che, se avessi avuto la pazienza di aspettare, avrei visto quegli alberi spogli ricoprirsi di foglie e di gemme, avrei goduto del bel prato verde brillante che adesso si nascondeva sotto la neve diventata ghiaccio, avrei contemplato un cielo azzurro che avrebbe lasciato passare un sole splendente e caldo, avrei ascoltato con immensa gioia il cinguettare non di uno ma di tanti uccellini con a disposizione tutto il cibo desiderato, avrei osservato la gente passare con fare più gioioso e disinvolto. Lo sapevo che tutto questo sarebbe successo. Non subito. Avrei dovuto aspettare con pazienza. E allora tornavo ai miei compiti, con la mente piena di primavera nonostante il mio corpo stesse ancora godendo del calore del camino acceso della nonna.

primavera 2

Oggi inizia la primavera ma, per tanti versi, sembrano ancora i “giorni della merla”. Non tanto per il freddo, che ancora c’è ma non è così pungente. È ancora inverno pieno a causa di un virus che ancora ci tormenta e che non se ne vuole andare. Questa è l’impressione, questa è la realtà. Siamo costretti a vivere al caldo di un camino che non è più il luogo della condivisione di una serata insieme con amici ma è diventato l’immagine dell’angolo della cella di un carcere. Guardiamo dentro, guardiamo fuori, la sensazione è la stessa: inverno pieno!

Ma non dobbiamo farci mancare la fantasia! Una fantasia carica di speranza, che non è illusione ma certezza che le cose non potranno andare sempre così. La forza e la determinazione, la capacità di combattere, la caparbietà della lotta, la fiducia in Chi non abbandona il popolo salvato da una Croce, ci danno il permesso di fantasticare, di prevedere il futuro senza timore di smentita. Vediamo le piazze e le strade brulicare di gente, i ragazzi che vanno a scuola, i lavoratori che raggiungono le loro aziende, gli amici che si incontrano, le chiese che si animano di fedeli, i parchi che accolgono bambini chiassosi con i loro nonni. Vediamo anche gente tornare ai suoi comportamenti “difettosi”, che mostra di non aver imparato gran che dall’esperienza vissuta. Ma anche gente maturata, progredita, arricchita nello spirito. Allora la nostra fantasia già da oggi ci permette di ringraziare il Signore. Lo preghiamo perché l’inverno finisca presto e nel contempo gli diciamo grazie perché la primavera sappiamo non essere lontana.

Don Giuseppe

Blog su WordPress.com.

Su ↑