V Domenica di Quaresima

DOMENICA DI LAZZARO

Anche per Lazzaro, come per il cieco dalla nascita, la malattia non è per la morte ma per la gloria di Dio. Così disse Gesù, paradossalmente per Lazzaro, che lascia che muoia.

A te, cieco, io (Gesù) dico: vai a lavarti l’impiastro sugli occhi e vedrai, e vedrai soprattutto la gloria di Dio, e saprai perché la tua vita è iniziata da cieco e finirà da vedente, e credente. È perché sia manifestata la gloria di Dio, è perché tutti sappiano che quel Gesù che intercetta i mali del mondo sta agendo in nome di Dio, per conto di Dio, in persona di Dio: sta agendo “da Dio”, perché Dio lo è, e si sta comportando da Salvatore del mondo.

Te, Lazzaro, invece, io ti lascio morire. Gesù sembra deciso, quasi sadico. Dico ai miei discepoli, alle tue sorelle: questa malattia non è per la morte. Ma ti lascio morire! E questa volta la gloria di Dio si vedrà davvero scintillare! Dicevano: non si è mai visto uno che abbia aperto gli occhi ad un cieco dalla nascita. E adesso che diranno? Si è forse mai visto qualcuno gridare verso una tomba: vieni fuori! e vedere l’ospite della tomba alzarsi e uscire, bendato come una mummia ma vivo?

Rifletto. Ma Gesù le è andate a pensare proprio tutte per riuscire a farci dire, alla fine: credo, Signore! Sì, Gesù ha guarito il cieco perché ha voluto che potesse finalmente godere pienamente della vita, ho fatto tornare dai morti Lazzaro perché non ha sopportato lo strazio di Marta e di Maria, ha continuamente piegato a sé la natura perché si capisse che Lui può dire al fico, con effetto assicurato: nessuno mangi più i tuoi frutti.

Ma tutto Lui ha fatto sempre perché il risultato fosse la fede, la nostra fede. Credo, Signore, e gli si prostrò innanzi. Dopo aver visto Lazzaro risuscitato, molti credettero in Lui. E anche i samaritani dicono di credere per la parola e le opere di Gesù e non solo per la testimonianza della donna del pozzo.

La pedagogia di Gesù si fa via via più chiara, il suo sistema educativo è sempre più evidente: farci toccare con mano il male (che è poi un nostro prodotto “casalingo”), a volte farci toccare il fondo, perché ci rendiamo conto che, primo, “chi è causa del suo mal pianga se stesso”, e che, secondo, sempre e proprio nella totale incertezza, il nostro sguardo non può che alzarsi, farsi diretto verso Chi “non ha considerato un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma ha spogliato se stesso facendosi ubbidiente fino alla morte di croce”.

Forse questa può essere una chiave di interpretazione anche per la tortura cui ci sta sottoponendo questo coronavirus. È un male, un male grave, a volte è morte. E Gesù lo sa. Ma anche questo non è per la morte ma per la gloria di Dio.

Ci è chiesta ancora fiducia. Non possiamo dimenticare che le ultime parole di Gesù sono state: “io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

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