Sabato Santo

SABATO SANTO

sabato santo
“Signore Gesù Cristo, nell’oscurità della morte Tu hai fatto luce;
nell’abisso della solitudine più profonda abita ormai per sempre la protezione potente del Tuo amore;
in mezzo al Tuo nascondimento possiamo ormai cantare l’alleluia dei salvati.
Concedici l’umile semplicità della fede, che non si lascia fuorviare quando Tu ci chiami nelle ore del buio, dell’abbandono, quando tutto sembra apparire problematico;
concedici, in questo tempo nel quale attorno a Te si combatte una lotta mortale, luce sufficiente per non perderti;
luce sufficiente perché noi possiamo darne a quanti ne hanno ancora più bisogno.
Fai brillare il mistero della Tua gioia pasquale, come aurora del mattino, nei nostri giorni;
concedici di poter essere veramente uomini pasquali in mezzo al Sabato santo della storia.
Concedici che attraverso i giorni luminosi e oscuri di questo tempo possiamo sempre con animo lieto trovarci in cammino verso la Tua gloria futura.
Amen.”
(Joseph Ratzinger-Papa Benedetto XVI)

Giovedì Santo – Gesù si fece servo lavando i piedi ai discepoli

LA LAVANDA DEI PIEDI

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 Dal Vangelo di Giovanni, 13

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».
Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno.  Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono.  In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

 

Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 13, racconta l’episodio della lavanda dei piedi.

A quell’epoca si camminava a piedi su strade polverose e fangose, magari sporche di escrementi di animali, che rendevano i piedi, calzati da soli sandali, in condizioni immaginabili a fine giornata. La lavanda dei piedi era una caratteristica dell’ospitalità nel mondo antico, era un dovere dello schiavo verso il padrone, della moglie verso il marito, del figlio verso il padre e veniva effettuata con un catino apposito e con un “lention” (asciugatoio) che alla fine era divenuto una specie di divisa di chi serviva a tavola.

Gesù capovolge questo gesto e lo fa lui che è il Maestro. Simone non voleva ma Gesù gli spiega di essere venuto al mondo per servire, per servirci, per farsi schiavo per noi, per dare la vita per noi, per amare sino alla fine.

Una volta i discepoli litigarono tra loro, su chi fosse il più grande, il più importante. E Gesù disse: “Quello che vuole essere importante, deve farsi il più piccolo e il servitore di tutti”. E questo è quello che ha fatto Lui, questo fa Dio con noi. Ci serve, è il servitore. Lui ci ama così come siamo. 

Questa lavanda è una delle più grandi lezioni che Gesù dà ai suoi discepoli, perché dovranno seguirlo sulla via della generosità totale nel donarsi, non solo verso le abituali figure, fino allora preminenti del padrone, del marito, del padre, ma anche verso tutti i fratelli nell’umanità, anche se considerati inferiori nei propri confronti.

Dopo di questo, ha preso il pane e ci ha dato il Suo corpo; ha preso il vino, e ci ha dato il Suo sangue. E così è l’amore di Dio. Oggi, pensiamo soltanto all’amore di Dio.

“Se dunque tu credi che Dio, il Signore, può lavare i piedi a te, allora tu sarai capace, anzi sentirai la responsabilità e il dovere di lavare i piedi agli altri.”

Prepariamoci alla Settimana Santa!

Facciamoci introdurre alla Settimana Santa dalle parole di Papa Francesco:

“Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti.

Non siamo autosufficienti, da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai. Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.”

(Papa Francesco, 27 marzo 2020, Piazza San Pietro)

VI Domenica di Quaresima

DOMENICA DELLE PALME

Una decina di anni fa, tale don Giuliano, mio compagno di seminario, già tornato improvvisamente al Creatore qualche anno fa, si trovava missionario in Turchia, nei luoghi dove nel 2006 fu assassinato don Andrea Santoro, sacerdote italiano pure lui missionario in quelle terre. Mi raccontava che in quelle terre le missioni cattoliche sono proprio “simboliche”, nel senso che la popolazione è interamente mussulmana e la presenza cattolica è praticamente nulla. Perciò la presenza di un prete cattolico è proprio la testimonianza silenziosa di una fede che vuole semplicemente dire che Gesù è anche là, più o meno riconosciuto, più o meno celebrato; per dire che Dio parla a tutti, che qualcuno lo vuole rendere presente anche in mezzo a tanti “assenti”, non assenti tanto per mancanza di fede (anche il mussulmano crede, non è ateo!) ma piuttosto “non udenti” la Parola del Vangelo; che quindi, debole e molto sottovoce, risuona per la presenza anche di un solo testimone.
Ebbene, don Giuliano mi diceva: sai, quest’anno ho celebrato la domenica delle Palme facendo la processione con gli ulivi; c’ero io, con un rametto di ulivo in mano e… nessun altro! Ho fatto un giro attorno alla mia chiesetta e, al termine, da solo, ho celebrato l’Eucaristia.
Quando don Giuliano mi diceva queste cose, non avrei mai pensato che la stessa esperienza un giorno sarebbe toccata anche a me! In questa domenica, quanto mi mancherà, ci mancherà il vociare di tanti bambini (e adulti) che sventolano entusiasti il loro ramo di ulivo. La processione (disordinata!) verso la chiesa. La Messa in una chiesa traboccante di gente che non si lascia scappare l’occasione di portare a casa “una palma”. L’assalto, soprattutto sul sagrato della chiesa, al mucchio scomposto di rami di ulivo, del nostro ulivo, quello che cresce sulla piazza della chiesa e in oratorio. Quest’anno – grazie coronavirus!! – niente di tutto questo! Potremo solo ricordare il passato, potremo celebrare il presente solo attraverso la tv.
Ma alla fine dico: poco importa! Devo incontrare un amico diventato generale e lo devo incontrare vestito di tutto punto, divisa elegantissima, mostrine di qua e di là, medaglie appuntate in ogni dove. Ma ieri gli hanno rubato la valigia con tutto dentro. Lo dovrò incontrare vestito come me, pantaloni e maglietta. Poco importa! Penso che non volevo incontrare un vestito, ma un amico, e questo è ciò che mi importa!
Anche in questa domenica delle Palme 2020 incontro Gesù che entra a Gerusalemme, incontro Lui! Il piatto è ottimo anche se manca il contorno.
Del resto Gesù ha detto: “io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

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