Da ormai molte settimane, la domenica di tutti è un po’ diversa: non ci si può riunire con i parenti e non si possono fare gite fuori porta, ad esempio. Tutti noi credenti poi, abbiamo visto la nostra domenica radicalmente cambiata, privata di un elemento che per noi non è solo abitudine, ma un momento centrale della nostra fede: l’Eucaristia. Allo stesso modo, si sono interrotti i percorsi di catechesi che si svolgevano in oratorio e in parrocchia, così come tutte le altre attività che ci facevano sentire comunità e ci consentivano di vivere insieme la nostra Fede. Perché diciamocelo, la nostra è una fede di comunità: “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (MT 18,20). La messa è fatta anche di segni di pace, di mani strette tra loro al Padre Nostro, da cori costituiti di persone che cantano l’una accanto all’altra. Certo, si può anche pregare personalmente, seguire la Messa in modalità a distanza, però ci manca la comunione, l’incontro, il sentirci fratelli. Quel che è certo però è che, anche se siamo privati di momenti per noi fondamentali, la nostra fede non può essere messa in pausa. Anche se dobbiamo rinunciare ai sacramenti e alla liturgia comunitaria, possiamo comunque vivere la preghiera: a questo proposito, gli educatori del gruppo 18/19enni ci rendono testimonianza di come si può continuare a vivere insieme la nostra fede.
“Proprio qualche giorno prima dell’inizio della quarantena, ci siamo trovati tra educatori 18/19enni per programmare la parte finale dell’anno. Dovevamo organizzare le attività di catechesi e i momenti di preghiera durante la Quaresima e il tempo pasquale, oltre che a pensare le iniziative estive. Tantissime belle idee e progetti che dopo pochi giorni, con l’inizio delle restrizioni, abbiamo visto sfumare. Abbiamo cercato altri modi di stare vicino ai nostri ragazzi: facendoci sentire, chiamandoli su Skype, e proponendo delle partite a qualche gioco online. Intanto però la settimana Santa si avvicinava e ci siamo dunque interrogati su come sottolineare l’importanza di questi giorni, pur senza poterci trovare di persona. All’inizio dell’anno avevamo promesso alla comunità della Bicocca che ci saremmo presi cura del piccolo gruppo 18/19enni e questo si traduce anche nell’invitare e accompagnare i ragazzi alla riflessione e alla preghiera, specialmente nei tempi più forti, e non volevamo venir meno al nostro impegno.
Perché allora non proporre al gruppo 18/19enni una preghiera molto breve tutte le sere della Settimana Santa, sintonizzati in video chiamata? Non pensavamo che sarebbe stato facile, anzi inizialmente eravamo un po’ scettici: creare un’atmosfera di raccoglimento e coinvolgere i ragazzi nella preghiera è una delle sfide più difficili per gli educatori. Abbiamo quindi pensato di invitare i ragazzi a trovare loro stessi degli spunti di riflessione da proporre, per rendere questa preghiera un momento che fosse davvero partecipato e attivo. Molti dei ragazzi che di solito partecipano agli incontri hanno aderito alla nostra proposta di preghiera a distanza. All’inizio alcune cose non andavano per il verso giusto: ci si collegava in ritardo, si prestava poca attenzione, a volte si disattivava per sbaglio la telecamera, si sentivano voci e rumori in sottofondo. Poi però ci siamo adattati a questa nuova modalità e le riflessioni sono state sempre più belle e partecipate. Si respirava la sensazione di far parte di qualcosa di più grande di noi e abbiamo sentito che
sebbene separati e uniti solamente tramite un schermo, era un po’ come trovarsi nuovamente insieme all’incontro. Anche se moltissime cose sono cambiate, la sostanza non lo è! Tra gli spunti che i ragazzi hanno proposto, ci sono stati la preghiera che Papa Francesco ha pronunciato in Piazza San Pietro durante la quarantena, un capitolo della Prima Lettera ai Corinzi, alcuni brani di libri e una preghiera preparata dal PIME. La lettura era seguita da una spiegazione, da un momento di silenzio per meditare il testo, da un salmo recitato insieme e da un Padre Nostro.
Pur dovendo rinunciare all’atmosfera del luogo di culto e alle sensazioni della liturgia, abbiamo scoperto che la dimensione meditativa e di incontro con la Parola rimane. Anche se dobbiamo rinunciare temporaneamente all’Eucarestia, il cuore della nostra fede è presente e l’abbiamo vissuto insieme ai nostri ragazzi: questo è il nostro compito di educatori”
Stiamo vivendo un periodo difficile, ma tra qualche tempo potremo ripartire, riprendere le nostre attività, recuperare ciò a cui abbiamo dovuto rinunciare; ritorneremo alle nostre vite, magari con qualche ferita e qualche consapevolezza in più. Questo periodo ha portato sicuramente tanta sofferenza per molti di noi, ma chiediamo al Signore che ci aiuti a riconoscere che ciò che conta davvero – l’amore che ci lega gli uni gli altri – non si è mai fermato!
Una mattina ti alzi, senti gli uccellini cantare, lavori tutto il giorno con il sorriso e trovi anche il tempo per fare la torta di mele; un’altra mattina vedi tutto nero, fissi imbambolato un foglio per un’ora, rispondi a monosillabi a chiunque ti rivolga la parola, dal vivo o virtualmente. Le giornate di quarantena si susseguono tra paure improvvise, noia, pomeriggi di risate, nostalgia, sorprese, malinconia e allegria. Se tutto ciò ti è familiare, è normale: se c’è una cosa che questa quarantena non ha fermato sono le nostre emozioni, che in questo periodo così strano sembrano molto più varie e ingestibili del solito. È positivo: ci dimostrano che anche laddove la vita sembra ferma, essa non lo è affatto, anzi, il fulcro della nostra umanità rimane lì, più vivo che mai. Queste emozioni toccano ognuno di noi, di ogni genere, età e personalità e ci dimostrano che siamo tutti legati e che abbiamo bisogno gli uni degli altri. In un tono a tratti scherzoso e a tratti serio, proviamo un po’ ad esplorare le emozioni in quarantena. Non sono interviste, ma descrizioni immaginate in cui tutti possiamo ritrovarci!
ALLEGRIA : Apri la finestra: il cielo è azzurro e il sole splende. Anche se non si può uscire, puoi tenere tutto spalancato e far entrare questa magnifica aria primaverile. Oggi è proprio una bella giornata! Qualcuno su Whatsapp ti ha inviato un’immagine divertente che ti fa ridere. Decidi di ascoltare qualche canzone del tuo gruppo preferito. Invii qualche messaggio di buongiorno accompagnato da faccine sorridenti e chiami la nonna per salutarla. Oggi hai voglia di ridere, senti che puoi essere vicino agli altri anche se sei chiuso in casa. Potresti organizzare una chiamata di gruppo su Skype e ridere a crepapelle. Stasera pizza?
NOIA: Il letto e il divano sono i tuoi migliori amici, senza dimenticare la sedia del tavolo da pranzo. Che noia essere a casa da soli. Oppure, che noia vedere sempre le stesse facce. Sbuffi mentre fai zapping alla TV. Quand’è che si potrà andare al cinema? Avresti voglia di fare una passeggiata al parco. Gli unici diversivi della giornata sono delle noiose chiamate di lavoro, scandite per metà del tempo da vari “Non ti vedo! Tu mi senti? Non ti vedo più. Prova a riattaccare!”. Ogni volta che qualcuno ti chiama, si finisce a parlare del virus. C’è quel libro sul comodino che dovresti finire, ma appena lo apri cala la palpebra. Quasi quasi meglio tornare a dormire.
TRISTEZZA: Hai dovuto annullare tantissimi appuntamenti e hai visto tanti progetti andar in fumo. Ascolti il telegiornale e i contagiati e i decessi sono sempre troppi, conosci alcune persone che hanno vissuto personalmente un lutto; per loro non è andato tutto bene. Li hai sentiti e hai cercato di stare loro vicino, con un po’ di silenzio e un po’ di lacrime. Anche tu hai bisogno di qualcuno che ti stia un po’ vicino in quella tristezza che a volte sembra infinita. C’è una persona a cui vuoi molto bene e che è troppo lontana, non sai quando potrai rivederla: quando la chiami stai bene, ma appena riattacchi senti un vuoto che non sai come colmare.
SORPRESA: Suonano al citofono: chi si è azzardato a venire fino a casa tua durante la quarantena obbligatoria? Pieno di speranza ed aspettativa vai a rispondere: è il corriere! Pensi e ripensi agli acquisti delle ultime settimane e scendi a prendere il pacco, ti senti un bambino la mattina di Natale. È un regalo anticipato di compleanno da quella zia così premurosa che non vedi da tanto. Le sorprese migliori però sono le buone notizie inaspettate che a volte ricevi: l’invito a un matrimonio nel 2021, un amico che ha avuto un successo scolastico o lavorativo, un conoscente che ha fatto il tampone ed è risultato negativo.
PAURA: Senti un leggero mal di gola e hai un po’ di tosse; il panico sale e provi la febbre, ma sembra tutto nella norma. Per il momento. Nella tua mente si profilano scenari apocalittici: e se ce l’avessi? Pensi ai tuoi familiari che abitano sotto il tuo stesso tetto, alle persone (poche) che hai incontrato ultimamente, a parenti e amici che hai visto fino a non molto tempo fa. Tra quelle persone c’è qualcuno che potrebbe non cavarsela, il solo pensiero ti paralizza. Chiami un amico per sfogarti e cominciate a improvvisarvi virologi: contate i giorni che sono passati dall’ultima volta che sei uscito, ipotizzate a quanti km/h viaggia il virus nell’aria, discutete sul giusto uso delle mascherine. Mentre passate in rassegna tutte le voci che vi sono arrivate su come sconfiggere il virus, senza quasi che te ne accorga il mal di gola ti è passato. Convenite che è meglio rimettersi a pareri più autorevoli e tornare a giocare a carte, rigorosamente Solitario.
SODDISFAZIONE: In questa quarantena ti sei preso anche qualche bella soddisfazione. Anche tu, come la maggior parte delle persone, ti sei cimentato (lievito permettendo) a fare pane, pizze e torte e magari qualche volta ti sono venuti bene! La soddisfazione personale viene dall’essersi posti degli obiettivi ed averli raggiunti. Hai fatto un dipinto, un lavoretto, scritto un articolo, delle poesie, chiamato qualcuno che volevi sentire da tanto. Sei riuscito a cucinare una ricetta che avevi adocchiato in un libro, ma per la quale servivano 4 ore. Ti sei imposto un allenamento giornaliero e stai riuscendo a portare avanti il tuo proposito. Hai rivoluzionato la libreria, hai visto un film impegnato per il quale eri sempre troppo stanco, hai organizzato le foto in un album. D’altronde, se non ora, quando?
NOSTALGIA: Questa domenica, come quelle precedenti, il tavolo è meno pieno del solito. Fino a poco tempo fa, si poteva stare appiccicati, baciarsi, abbracciarsi, mangiare tutti insieme, giovani e meno giovani, attorno allo stesso tavolo stretto, chi ci pensava al virus? Invece adesso quel tavolo sembra fin troppo largo. Ci sono tante foto di una vita che sembra ormai lontana, gite, pranzi, feste, viaggi in luoghi e con persone diverse, ma con una cosa molto importante in comune: la felicità dello stare insieme. La davamo per scontata e ora ci manca, speriamo di riaverla presto!
Grazie Signore perché, in questo vortice di emozioni, ci riscopriamo tutti fratelli e assaporiamo la bellezza della condivisione. Fa’ in modo che possiamo ritrovare la luce del tuo volto proprio nel cuore di questa nostra umanità!
Tra le tante cose che si sono fermate ci sono i contatti sociali e forse è quello che ci pesa di più. Certo, non ci manca stare stretti come sardine in metropolitana e possiamo anche resistere senza frequentare i luoghi affollati: quello di cui sicuramente abbiamo nostalgia, però, è la vicinanza fisica con le persone a cui vogliamo bene che non sono sotto il nostro tetto. Tutti noi abbiamo sicuramente relazioni molto importanti anche fuori da casa e ci mancano come l’aria. Proprio perché sono così importanti però, siamo sicuri che le relazioni siano tra quelle cose che…non si fermano! Anche se soffriamo per la mancanza di contatto fisico, abbiamo molti mezzi per poterle vivere comunque, in modi diversi da prima. Le relazioni vengono portate avanti dalla volontà, e se questa è forte, non c’è virus che la possa abbattere.
Amicizia, amore di coppia, famiglia: tre tipi di relazioni fondamentali nelle nostre vite che per molti di noi sono diventate all’improvviso relazioni a distanza. Vi presentiamo un’intervista tripla in cui abbiamo raccolto alcune testimonianze su come queste relazioni così importanti siano vissute da alcuni di noi. Vi ci rispecchiate? Leggete l’intervista e poi provate anche voi a porvi le stesse domande 😉
1) Le relazioni non si fermano! È vero?
AMICIZIA: Secondo me è assolutamente vero. Non è una quarantena che mette a rischio un’amicizia, però ovviamente è un fattore di disturbo, quindi non è detto che si riesca a mantenere la stessa “intensità” della vita normale di tutti i giorni. Non penso che sia da considerare come uno stop, semplicemente è una situazione diversa dal solito. Con i compagni di classe ad esempio siamo abituati a vederci ogni giorno, e per quanto ci si possa sentire o videochiamare, ovviamente non è la stessa cosa. Rimango comunque dell’idea che se un’amicizia è vera e sincera, riesca a superare ogni tipo di ostacolo
COPPIA: L’amore non si ferma ed è vero. Se non si convive con il proprio fidanzato/a è molto difficile vivere una relazione amorosa da due mesi a questa parte. Ma l’amore non si ferma, non quello vero, non il sentimento che ti fa sorridere al solo pensiero di rivederlo, che ti fa crescere la speranza ogni volta che viene posta una data di termine di questa restrizione a casa.
FAMIGLIA: Le relazioni di famiglia non si fermano, assolutamente no; anzi, prima forse il lavoro e gli altri impegni non lasciavano molto tempo per coltivarle, ora invece sono diventate una delle cose principali della quotidianità.
2) Come sono cambiate le tue relazioni in questa quarantena?
AMICIZIA: Nella prima settimana chiamavo o videochiamavo ogni giorno i miei amici più stretti, ma purtroppo con l’avvio delle lezioni online, il mio tempo libero si è ridotto di parecchio, rasentando spesso lo zero. Logicamente questo non permette di vivere al meglio il distacco forzato, però comunque sto riuscendo a mantenere i rapporti in un modo o nell’altro.
COPPIA: Non puoi vederti, non puoi abbracciarti, non puoi camminare mano nella mano, non puoi scambiarti un bacio. Il volto del tuo lui lo vedi in un rettangolo stretto e lungo del cellulare o del tablet, con una connessione che a volte va bene e altre volte è lenta.
FAMIGLIA: Le mie relazioni in famiglia sono cambiate perché, passando la quarantena in casa da sola, i miei familiari non li vedo nemmeno. Inoltre ho dovuto iniziare a prendermi molta più cura dei miei genitori; da una parte è un po’ strano, pensavo che ci volesse ancora più tempo prima di arrivare a questa fase (anche se è solo momentanea) però mi rendo conto che in questo momento è il modo che ho per star loro vicino e dimostrare il bene che voglio loro.
3) In che modo continui a coltivarle?
AMICIZIA: Principalmente con le chat, non ho molto tempo per fare chiamate e videochiamate. Non è la stessa cosa, ma questo mi ha anche dato modo di vedere quali sono le persone su cui posso potenzialmente contare sempre, anche nelle situazioni in cui il tempo libero scarseggia e lo stress psicologico è alle stelle per tutti.
COPPIA: I messaggi sono diventati degli appuntamenti fissi: il buongiorno prima di iniziare a lavorare, il buon pranzo, qualche scambio per dirsi come sta andando la giornata di lavoro e poi la telefonata o videochiamata delle 19 in cui ci raccontiamo, ci confrontiamo sulla situazione attuale, fantastichiamo su progetti insieme e obiettivi che vogliamo raggiungere. Poi ci sono tutte le frasi carine che due innamorati si dicono e hanno bisogno di sentirsi dire. Un “mi manchi”, un “ti amo,” un “dai manca poco” ti fanno andare avanti in questa situazione di tristezza e sconforto per non potersi vedere.
FAMIGLIA: Riesco a portarle avanti cercando di essere il più presente possibile tramite i mezzi che abbiamo oggi: internet, Whatsapp, Skype, videochiamate. Inoltre mi sono accorta che ci sono tanti altri modi di stare vicino ai miei familiari, anche se non fisicamente; ad esempio nel mio caso, quando è il mio turno di andare a fare la spesa per i miei, cerco di comprare anche quella cosa particolare che so che li renderà contenti, che farà loro piacere. La relazione sta anche in questo, nel dirsi “ti voglio bene” in modi diversi, non solo con le parole.
4) Quali sono gli aspetti che più ti pesano di questo nuovo modo di viverle?
AMICIZIA: Nonostante io non sia una persona molto da abbracci e simili, ammetto che mi manca parecchio la sensazione di avere fisicamente vicino qualcuno. Mentre la comunicazione via chat si è sostituita a quella “di persona”, il contatto fisico è qualcosa a cui ovviamente non si può trovare un sostituto. In più ero abituata a passare molto tempo fuori, da sola ma soprattutto in compagnia e sto soffrendo abbastanza la mancanza di queste due cose combinate.
COPPIA: La vita va avanti e con essa anche le preoccupazioni e le difficoltà che a volte richiedono un abbraccio che purtroppo non si può avere e che manca; e manca anche il ridere insieme e il gioire per le cose positive che accadono.
FAMIGLIA: L’aspetto che più mi pesa è quello di non avere contatto fisico. Di solito non lo ricerco molto, però in questo momento sento proprio la mancanza di un abbraccio, di una stretta di mano, di un bacio… anche con persone con cui non sono solita avere queste dimostrazioni d’affetto.
5) Quali sono le cose positive delle tue relazioni che sono rimaste uguali?
AMICIZIA: Ho avuto la conferma che le amicizie che consideravo più strette sono davvero stabili, in quanto è cambiato molto poco a livello di “intensità” e frequenza nella comunicazione, ad esempio. Appena ci sono momenti “no” so di non essere da sola, anche se fisicamente parlando lo sono, e questo è qualcosa che sicuramente aiuta a livello psicologico. Alcune relazioni meno consolidate sono un po’ cambiate, ma non la vedo come una cosa negativa, penso che sia normale non riuscire a mantenere gli stessi ritmi di prima.
COPPIA: I nostri sentimenti: non ci siamo stancati l’uno dell’altra, non è svanita la voglia di vivere momenti insieme e di potersi riabbracciare. L’amore non si ferma e io non voglio farlo fermare perché ritrovo sempre la speranza di una bellissima esperienza futura insieme in una frase, in un’emoticon, in un bacio dato ad una fotocamera di un telefono.
FAMIGLIA: La cosa positiva è che le relazioni con la mia famiglia, che ritenevo solide e importanti prima della quarantena, hanno avuto un’ulteriore conferma. Mi hanno dimostrato tanto affetto, come io a loro.
6) Ci sono invece cose positive che sono venute fuori proprio grazie a questa situazione?
AMICIZIA: Ho avuto la possibilità di rimettermi in contatto con persone che non sentivo da molto e che magari vivono all’estero e mi hanno ricontattata per sapere come stessi.
COPPIA: È difficile dire se questo periodo di costrizione forzata abbia fatto uscire qualcosa di positivo, forse ci fa riscoprire la voglia di stare insieme, calante in alcune occasioni a causa della stanchezza, di una giornata di lavoro pesante o di una discussione.
FAMIGLIA: Penso a mio fratello, che non è solito dimostrarmi affetto o dirmi paroline dolci, ma che in questo periodo è stato molto presente, chiamandomi per sapere come stavo o anche solo per fare due chiacchiere. Questa cosa è venuta fuori grazie a questo periodo di lontananza. Oppure scoprire che fare tante piccole commissioni per aiutare i miei genitori non mi pesa per niente, anzi mi rende felice e mi dà anche la scusa per poterli rivedere nel momento in cui passo a portare loro ciò di cui hanno bisogno.
7) Questo periodo di distanza forzata ti ha dato modo di rivalutare alcuni aspetti delle tue relazioni? Ci sono cose a cui darai più o meno importanza d’ora in poi?
AMICIZIA: Non ho rivalutato nulla onestamente, però sicuramente mi ricorderò delle persone che ci sono state per me e che sono state fondamentali per permettermi di vivere al meglio possibile questa situazione.
COPPIA: Credo che gli aspetti positivi che ha creato il momento li scopriremo quando sarà finito tutto.
FAMIGLIA: Questo periodo di difficoltà e distanza forzata ha fatto in modo che io ridistribuissi sulla mia classifica personale gli aspetti davvero importanti. Per me le relazioni sono sempre state importanti, ma mi rendo conto ora che nella mia quotidianità ero più assorbita dai miei doveri e dal mio lavoro che dalle relazioni, penso un po’ come tutti. Questa è una cosa che è venuta fuori: l’importanza di dare il giusto valore alle cose, che forse stavo un po’ perdendo.
8) Racconta un aneddoto divertente sulle relazioni in quarantena!
AMICIZIA: Ero d’accordo da settimane di andare a ballare con una mia amica (che tra l’altro non abita a Milano, quindi non so quando potrò rivederla) ma ovviamente la serata è saltata. Quindi ci siamo messe d’accordo e una sera ci siamo vestite e truccate come per andare in discoteca e abbiamo fatto una video-chiamata mettendo la musica e ballando così. Forse non sembrerà una gran cosa, ma mi ha davvero migliorato la giornata ed è stata un’occasione per rompere un po’ la monotonia e la normalità di questa quarantena.
COPPIA: Noi ci divertiamo a fantasticare sulle possibili cene di inaugurazione della casa nuova, o sulle vacanze, dove passarle e cosa fare. Volare di fantasia é il modo migliore per restare con i piedi per terra in questo momento e poter volare in due é ancora più bello!
FAMIGLIA: Insegnare a mia mamma, che ha 70 anni, a fare le video-chiamate, e farle. Ovviamente gliel’ho dovuto insegnare tramite telefono, perché non è che potessi andare là a farle la lezione di informatica! È stato molto divertente, perché aspetti che per me erano sicuramente banali e semplici per lei non lo erano affatto e quindi ci siamo fatte grosse risate. Un altro aspetto divertente è stato organizzare un aperitivo in famiglia in cinque: io, i miei fratelli, mia mamma e il mio ragazzo, un aperitivo per stare un po’ insieme anche se distanti e raccontarsi un po’ quello che avevamo fatto durante la giornata
La spinta a prendersi cura degli altri non si ferma. E come potrebbe fermarsi qualcosa che è così profondamente radicato in noi? Essere educatori o catechisti, organizzare feste e momenti di condivisione, occuparsi della liturgia, del centro d’ascolto, della formazione e di tanto altro, sono attività che, qui all’Oratorio Bicocca, ci riempiono le giornate, ma soprattutto il cuore. Ne siamo consapevoli ed è per questo che anno dopo anno molti di noi scelgono di dedicare il proprio tempo alla comunità: e in queste settimane in cui tutto questo manca ci rendiamo conto ancora di più della bellezza del donarsi.
Quando si è abituati ad avere a cuore gli altri, c’è sempre una domanda che – forse un po’ in sottofondo – ci tamburella in testa: “cosa posso fare io?”. In questi giorni sicuramente molti di noi se lo sono chiesti. Per quanto sembri incredibile, in questo momento anche stare semplicemente in casa evitando di uscire è un modo per aiutare tutta la comunità e – lasciatemi dire – un modo nemmeno troppo facile. Tuttavia, nemmeno così siamo completamente in pace: sappiamo tutti che per alcune persone questo periodo è più difficile che per altre, che sia a causa di problemi di salute, economici o per la solitudine. Ci pensiamo, talvolta la domanda non solo tamburella ma ci tormenta: cosa posso fare io, per alleviare, anche solo un po’, i disagi che molte persone stanno vivendo? Da soli però, ammettiamolo, non è facile prendere l’iniziativa: non abbiamo i mezzi, le idee…forse ci manca anche un po’ di coraggio!
Tuttavia, dove non arriviamo noi come singoli ci si può arrivare insieme: non possiamo riunirci in compagnia, ma possiamo fare gruppo in modo ancora più profondo. Ed è quello che sta succedendo nella nostra comunità, tramite un’iniziativa dei proprietari di un ristorante della zona: un servizio per la comunità in cui alcuni giovani sono stati coinvolti.
Tutto è nato da un’intuizione: l’idea che un pasto caldo consegnato a casa può fare la differenza per una persona in difficoltà. Se poi il pasto è preparato con cura e consegnato – mantenendo le distanze – da un volto sorridente sotto la mascherina, può cambiare anche l’umore e alleggerire giornate pesanti. Il sorriso è contagioso anche se si resta a più di un metro di distanza!
Questa intuizione è diventata l’occasione per alcuni giovani che volevano dare una mano ma non sapevano bene come. Perché a volte abbiamo proprio bisogno di qualcuno che ci chiami e che ci chieda: “Tu ci sei?” e allora ci facciamo coraggio e rispondiamo sì: un coraggio da non dare per scontato, in questo periodo di giustificata paura e di necessaria attenzione. Alcuni giovani dunque hanno risposto un sì entusiasta, e si sono offerti per far parte della squadra di “volti sorridenti” necessari per la consegna dei pasti.
Mascherati e guantati, utilizzando i dovuti accorgimenti, si sono ritrovati martedì mattina per la prima volta al ristorante “San Glicerio” per ritirare i pasti generosamente preparati e li hanno portati a chi avesse fatto richiesta, gustando ancora una volta la gioia del donarsi. Un gesto che, grazie a quei “sì” e a quel coraggio, si ripeterà ancora nelle prossime settimane. Un modo di stare vicino al prossimo sicuramente diverso da quello a cui siamo abituati in oratorio, ma altrettanto prezioso, altrettanto importante. Non ci incontriamo più fisicamente per il momento, ma non abbiamo mai smesso di essere comunità in cammino: anzi, forse ora più che mai ci rendiamo conto quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri.