Pesach: “tempo della nostra liberazione”

Mettetelo in agenda: Domenica 4 Marzo subito dopo la messa delle 10.00 tutti i bambini di quarta elementare, e tutti coloro che sono curiosi di partecipare, saranno invitati con le loro famiglie a partecipare al rito della Pasqua ebraica con una cena tradizionale. 

La Pesach o Pasqua ebraica è una festività che ricorda la liberazione del popolo israelita dall’Egitto e il suo esodo versa la Terra Promessa. Questa parola viene anche detta dal popolo ebraico come “tempo della nostra liberazione”; essa infatti trae origine dalla vicenda narrata nel libro dell’Esodo: Dio annuncia al popolo di Israele, ridotto in schiavitù dagli egiziani, che presto arriverà il momento della liberazione. Tramite Mosè, Dio ordina al popolo di Israele di marcare gli stipiti delle loro porte con del sangue  di agnello, segno che “il castigo del Signore non toccherà altri che il popolo d’Egitto”.

cena pasqua ebraica

In occasione di quella Domenica Marc, un papà ebreo, e la sua famiglia ci faranno vivere i segni di questa importante festa, facendoci scoprire le tradizioni, i racconti e i cibi simbolici ad essa legata. Tra i principali ricordiamo: il pane non lievitato, in ricordo della fuga dall’Egitto e della mancanza di tempo per farlo lievitare; i 4 calici di vino, ognuno con un significato ben preciso; le erbe amare, che simboleggiano l’amarezza della vita degli ebrei in terra d’Egitto; e l’agnello, sacrificato da essi per dipingere le loro porte come protezione dall’angelo della morte.

Vivere le tradizioni di altre culture è un modo per poter comprendere meglio il significato della Pasqua, momento fondamentale della Fede del cristiano, in quanto simbolo di Credo nel gesto più importante che il Signore ha compiuto per noi: amarci da morire e sconfiggere la morte. 

Sentitevi i Benvenuti, vi aspettiamo tutti!

E’ tempo di Quaresima

quaresima

E’ incominciato il tempo della Quaresima, fissato in quaranta giorni in ricordo dei quaranta giorni passati da Gesù nel deserto. In questo tempo forte la Chiesa ci invita a prepararci spiritualmente per la celebrazione della Pasqua. 
Ma in che modo?
Uno degli strumenti che la Chiesa ci propone per vivere la Quaresima come cammino verso la Pasqua è la lotta spirituale. Un tema oggi un po’ desueto e poco ricordato. Ma è un tema che ha costituito, per le generazioni cristiane passate, uno degli strumenti più necessari per formare un cristiano maturo. Del resto ciascuno di noi deve fare una lotta spirituale dentro di sé per non ubbidire agli impulsi disordinati, alle pulsioni che ci abitano, oserei dire all’animale che è in noi e che non dobbiamo dimenticare. Il cammino di umanizzazione ci mette di fronte a delle scelte, a dei “no”; ed è anche un cammino in cui bisogna saper dire con libertà ma talvolta a caro prezzo dei “sì”. Ecco, la lotta spirituale è – secondo tutta la tradizione cristiana a partire da San Paolo, che ne ha parlato più volte nelle sue Lettere – contro le potenze del male, le quali costantemente ci sollecitano.
 

Preghiera quaresimale di Sant’Efrem il Siro

Signore delle nostre vite
allontana da noi
lo spirito dell’ozio
della tristezza
del dominio
e le parole vane.

Accorda ai tuoi servi
lo spirito di castità
di umiltà
di perseveranza
e la carità che non viene mai meno.

Sì, nostro Signore e nostro Re
concedici di vedere i nostri peccati
e di non giudicare i fratelli
e tu sarai benedetto
ora e nei secoli dei secoli.
Amen.

 
È una preghiera che tutti i cristiani ortodossi e d’Oriente recitano più volte al giorno durante la Quaresima, ma è anche ben conosciuta in Occidente. È una preghiera in cui si invoca l’umiltà e ci si riconosce peccatori davanti al Signore per chiederGli uno spirito di mitezza, di carità. E gli si chiede inoltre: “Fa’ che io non giudichi mai il fratello, bensì concedimi un cuore pieno di misericordia e compassione”. E noi, come dice papa Francesco, siamo in una fase in cui abbiamo bisogno di un passaggio di misericordia e compassione. 
Impegniamoci anche noi a recitare questa semplice preghiera affinché possiamo far nostra la misericordia di Dio verso noi e i fratelli.

BUONA QUARESIMA A TUTTI! 

Quando partecipare è la vittoria più bella!

calcio 3

Lo sport ha la capacità di unire le persone, di regalare delle emozioni: occorre recuperare questi valori in questa società moderna troppo materialistica, trasmettendoli soprattutto ai più giovani, insegnando loro a misurarsi lealmente, dentro e fuori il rettangolo di gioco; amare la vita e lo sport senza scorciatoie, superando i propri limiti senza bluffare, senza cercare il successo a qualunque prezzo. 

Per promuovere una corretta cultura sportiva c’è bisogno educazione: educare significa allora favorire la crescita culturale, civile e sociale dei giovani.

Il calcio per me è stata una vera e propria palestra di vita: lo sport, quindi, è un formidabile strumento educativo che appassiona, coinvolge, ci accompagna in ogni momento.

– Parole di un calciatore-

calcio 2

Sono ormai due anni che grazie alla collaborazione preziosa di alcuni papà è ritornata in campo la squadra di calcio dell’oratorio Bicocca. La proposta è nata un po’ per gioco e un po’ come una sfida: con solo 5 bambini sul campo e tanta voglia di fare di questo sport una passione e uno strumento per crescere; Ad oggi sono 50 i ragazzi (maschi e femmine) iscritti, la cui età va dai 6 ai 14 anni.

L’obiettivo è fare del calcio un prezioso strumento di formazione giovanile e di aggregazione sociale. Attraverso il giocare insieme i bambini imparano la gioia del condividere una vittoria, la forza di superare una sconfitta e la bellezza di essere una squadra. 

Siamo tutti con voi piccoli tigrotti!!!

Essere o non essere: questo è il problema!

Da sempre l’uomo si interroga su chi è, su chi vuole diventare, su come piacere agli altri, la domanda che ci condiziona di più sia: “cosa vogliono gli altri che io sia?”.

Nell’età dell’adolescenza, della prima giovinezza e anche da adulti la nostra vita viene condizionata in diversa misura dal giudizio degli altri. Ci si guarda continuamente attorno per vedere di essere sempre al passo con le mode del momento, per studiare i modi di fare e di porsi di chi ci circonda, per avere un linguaggio che faccia capire a coloro con cui ci stiamo confrontando che siamo effettivamente al loro livello.

Il giudizio altrui può essere un grande limite, non perchè sia effettivamente tale, ma semplicemente perchè l’uomo si preoccupa maggiormente di essere come gli altri vogliono che egli sia, dimenticando, invece, ciò che aspira a diventare sul serio; in che modo? Portando una maschera!

Ma che cos’è la maschera? Gli antichi greci hanno introdotto questo oggetto nell’ambito teatrale, per trasformare l’attore nel personaggio scelto, che egli avesse o meno le fisionomie desiderate.

Trasformazione, diventare qualcuno che non ci appartiene…esiste un giorno dell’anno in cui questo non è più un problema anzi è la cosa richiesta: il carnevale!!!

Ma come possiamo definire il carnevale? In un solo concetto è un’esplosione di gioia e di colore, che avvolge chiunque circonda e non può fare altro che disegnare un sorriso sui volti di chi ne è protagonista, che sia adulto o bambino.

Bambini divertitevi a carnevale: è la giornata in cui i sogni e la realtà si fondono!

E noi adulti togliamo la maschera della routine quotidiana e torniamo bimbi solo per un giorno all’anno: non si è mai troppo grandi per divertirsi!

 

 

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