Una luce per la pace

candele

Un nuovo anno, tempo di ricominciamento….e come dice il proverbio “chi bene comincia è a metà dell’opera”. Però, cominciare da?? Quante iniziative ci vengono proposte in questo mese di Gennaio per…ricominciare: il 1° gennaio è stata la Giornata mondiale della Pace; il 14 gennaio il nostro Arcivescovo Mons. Delpini ha aperto il Sinodo minore “La Chiesa dalle genti”; il 17 gennaio ci sarà la Giornata dell’Ebraismo; dal 18 al 25 gennaio sarà la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Ognuno può – in questi ambiti – trovare il modo di impegnarsi, magari anche solo con la preghiera, per cercare un cammino nuovo insieme a sorelle e fratelli cristiani, ma ancor di più insieme a sorelle e fratelli in umanità, ricordando che Gesù è venuto “per voi e per tutti”.

La nostra comunità si ritrova insieme in un momento di riflessione sabato 27 gennaio alle ore 21, in chiesa, in una Veglia per la Pace alla quale siamo tutti chiamati a partecipare, anche insieme ai nostri figli per sensibilizzarci sul tema della Pace, per chiedere la Pace bene di tutti e per tutti, sapendo che la Pace cammina con la giustizia.

Vi invitiamo a chiamare anche gli amici e conoscenti che hanno il desiderio di essere “Luce per la Pace”.

Attraverso questa occasione di preghiera vorremmo donare un piccolo aiuto a chi soffre a causa della guerra: facendo una libera offerta, ognuno sarà chiamato a prendere un lumino da riportare sabato 27 gennaio alla preghiera.

Al termine della Veglia faremo un piccolo “gesto” significativo; ogni partecipante accenderà il suo lumino, e tutti i lumini formeranno la scritta Pace nel nostro campo da calcio. La luce resterà accesa, segno di preghiera continua.

Sarà possibile prendere i lumini da lunedì 22 a venerdì 26 in oratorio dalle 16,30 alle 19,00. Il ricavato delle offerte andrà alla Comunità di Sant’Egidio, in particolare al progetto Corridoi Umanitari per i Profughi.

Insieme si può.

Shoah: per non dimenticare

giornata della memoria

1945-2018

Sono passati ormai 73 anni, ma quello che avvenne il tempo, non potrà mai cancellarlo. Per chi lo ha vissuto, vive e vivrà per sempre con quei terrificanti ricordi, alcuni ancora indelebili sulla pelle; per chi non c’era, non può fare altro che provare ad immaginare l’immenso dolore che si respirava nell’aria, aiutandosi con i testi di scuola, i libri e i documentari. 

Per quanto riguarda i numeri, essi sono impressionanti: le vittime dell’olocausto sono 5.978.000, circa il 40% dell’ebraismo mondiale, la maggior parte delle quali vivevano in Polonia e URSS. 

Per quanto riguarda le persone, invece, il bilancio cresce a dismisura. Oltre alle vittime  dell’Olocausto vi sono anche le famiglie di esse, gli amici e i parenti; Figli che si sono visti portare via i genitori davanti agli occhi e che ancora sperano di vederli tornare; mogli, le cui preghiere non hanno mai spesso di echeggiare nelle case, nelle chiese, sotto le coperte, davanti alle finestre, per dare ai propri cari la pace lassù in alto e a loro la speranza di poterli riabbracciare in un futuro non troppo lontano; e le grida, le urla, le lacrime che aleggiano ancora nei campi di sterminio, ormai abbandonati e oggetto di visite turistiche. 

Vi siete mai trovati a visitare un campo di concentramento? Solo varcare il cancello maledetto di quel posto ti fa sentire il gelo nel cuore. Un uscio che tu puoi passare anche in uscita, ma che, per quelli che vi sono entrati un tempo, significava morte certa. L’immagine che ti si prospetta dinanzi è una distesa di campi immensi, vuoti, tetri, costeggiati ai lati da baracche di legno in cui l’unico modo per sopravvivere al freddo dell’inverno era ammassarsi sui sudici letti scomodi e scaldarsi con il calore che emanava la persona di fianco a te. E di giorno? lavori inutili erano d’obbligo: spostare sacchi e sacchi di sabbia da un lato all’altro del campo, fondere ferro per costruire oggetti di nessuna utilità per morire di fame, freddo e solitudine. Quando visitai il campo di Dachau, in Germania, con il gruppo giovani della parrocchia, i miei occhi erano pieni di paura, tristezza e un brivido mi percorse tutto il corpo; trovai un freddo che mi fece gelare le mani e i piedi nonostante il cappotto pesante, una pioggia torrenziale accompagnata da chicchi di grandine grandi come pugni e quelle foto appese, prove di persone dai cui occhi non traspariva nessun sentimento, ormai incapaci di provare tristezza e ormai coscienti che il loro destino era ormai segnato. In fondo, in un luogo appartato, vi erano i forni crematori, sempre accesi, sempre funzionanti. Prima di uscire per tornare alla realtà, come se quella visita fosse avvenuta mettendo in pausa la mia vita, mi voltai e mi parve di vedere quelle milioni di persone che sono passate o rimaste in quel luogo. 

Ippocrate scrisse un giuramento, tuttora in vigore nel campo medico, in cui non dovesse esistere nessuna discriminazione di età, sesso, razza, religione, nazionalità, classe sociale e orientamento politico. Primo Levi scrisse che ogni uomo, dal più misero al più potente, dal più povero al più ricco, avesse il diritto di essere considerato uomo! E un certo Gesù di Nazareth predicava l’amore partendo dai più piccoli. 

Vi domando allora: può mai esistere un uomo, definito tale con pregi e difetti, che abbia il potere di scegliere chi ha il diritto di vivere e chi non ne è degno? 

Il 27 Gennaio, nel giorno della memoria, fermate la vostra vita per un minuto: smettete di battere sui tasti del computer, di rispondere al telefono, di fare la spesa, di camminare e rivolgendo il vostro sguardo al cielo pregate per coloro che si sono visti portare via la propria famiglia, la propria dignità, il proprio diritto alla vita!

“E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo ”                    -Primo Levi-

Per non dimenticare…

La tradizione del Presepe!

Il presepe, il simbolo nel natale cristiano per antonomasia, entra in tutte le case. C’è chi ha la semplice capanna con Gesù, Maria e Giuseppe; c’è chi lo allarga anche agli abitanti del villaggio e ai pastori con le loro pecorelle; c’è chi in un angolo lontano, tra due palme, ci inserisce anche i magi con i cammelli, che si avvicinano alla capanna per il 6 di Gennaio. In ogni caso il presepe è la piccola riproduzione di cosa avvenne quella notte di 2017 anni fa. 

Papa Francesco, all’accensione del presepe in piazza San Pietro ha tenuto a sottolineare che il simbolo del presepe ci ricorda che Gesù non si impone mai con la forza. Il Signore, per salvarci, non ha compiuto un miracolo grandioso, è invece venuto in tutta semplicità, umiltà e mitezza.

Proprio questo vuole essere il messaggio del presepe cristiano: il segno di un uomo semplice, nato come tutti gli uomini dal grembo di una madre, nell’umiltà dei una stalla e morto per amore degli uomini.

 

presepe

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