Shoah: per non dimenticare

giornata della memoria

1945-2018

Sono passati ormai 73 anni, ma quello che avvenne il tempo, non potrà mai cancellarlo. Per chi lo ha vissuto, vive e vivrà per sempre con quei terrificanti ricordi, alcuni ancora indelebili sulla pelle; per chi non c’era, non può fare altro che provare ad immaginare l’immenso dolore che si respirava nell’aria, aiutandosi con i testi di scuola, i libri e i documentari. 

Per quanto riguarda i numeri, essi sono impressionanti: le vittime dell’olocausto sono 5.978.000, circa il 40% dell’ebraismo mondiale, la maggior parte delle quali vivevano in Polonia e URSS. 

Per quanto riguarda le persone, invece, il bilancio cresce a dismisura. Oltre alle vittime  dell’Olocausto vi sono anche le famiglie di esse, gli amici e i parenti; Figli che si sono visti portare via i genitori davanti agli occhi e che ancora sperano di vederli tornare; mogli, le cui preghiere non hanno mai spesso di echeggiare nelle case, nelle chiese, sotto le coperte, davanti alle finestre, per dare ai propri cari la pace lassù in alto e a loro la speranza di poterli riabbracciare in un futuro non troppo lontano; e le grida, le urla, le lacrime che aleggiano ancora nei campi di sterminio, ormai abbandonati e oggetto di visite turistiche. 

Vi siete mai trovati a visitare un campo di concentramento? Solo varcare il cancello maledetto di quel posto ti fa sentire il gelo nel cuore. Un uscio che tu puoi passare anche in uscita, ma che, per quelli che vi sono entrati un tempo, significava morte certa. L’immagine che ti si prospetta dinanzi è una distesa di campi immensi, vuoti, tetri, costeggiati ai lati da baracche di legno in cui l’unico modo per sopravvivere al freddo dell’inverno era ammassarsi sui sudici letti scomodi e scaldarsi con il calore che emanava la persona di fianco a te. E di giorno? lavori inutili erano d’obbligo: spostare sacchi e sacchi di sabbia da un lato all’altro del campo, fondere ferro per costruire oggetti di nessuna utilità per morire di fame, freddo e solitudine. Quando visitai il campo di Dachau, in Germania, con il gruppo giovani della parrocchia, i miei occhi erano pieni di paura, tristezza e un brivido mi percorse tutto il corpo; trovai un freddo che mi fece gelare le mani e i piedi nonostante il cappotto pesante, una pioggia torrenziale accompagnata da chicchi di grandine grandi come pugni e quelle foto appese, prove di persone dai cui occhi non traspariva nessun sentimento, ormai incapaci di provare tristezza e ormai coscienti che il loro destino era ormai segnato. In fondo, in un luogo appartato, vi erano i forni crematori, sempre accesi, sempre funzionanti. Prima di uscire per tornare alla realtà, come se quella visita fosse avvenuta mettendo in pausa la mia vita, mi voltai e mi parve di vedere quelle milioni di persone che sono passate o rimaste in quel luogo. 

Ippocrate scrisse un giuramento, tuttora in vigore nel campo medico, in cui non dovesse esistere nessuna discriminazione di età, sesso, razza, religione, nazionalità, classe sociale e orientamento politico. Primo Levi scrisse che ogni uomo, dal più misero al più potente, dal più povero al più ricco, avesse il diritto di essere considerato uomo! E un certo Gesù di Nazareth predicava l’amore partendo dai più piccoli. 

Vi domando allora: può mai esistere un uomo, definito tale con pregi e difetti, che abbia il potere di scegliere chi ha il diritto di vivere e chi non ne è degno? 

Il 27 Gennaio, nel giorno della memoria, fermate la vostra vita per un minuto: smettete di battere sui tasti del computer, di rispondere al telefono, di fare la spesa, di camminare e rivolgendo il vostro sguardo al cielo pregate per coloro che si sono visti portare via la propria famiglia, la propria dignità, il proprio diritto alla vita!

“E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo ”                    -Primo Levi-

Per non dimenticare…

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