Essere o non essere: questo è il problema!

Da sempre l’uomo si interroga su chi è, su chi vuole diventare, su come piacere agli altri, la domanda che ci condiziona di più sia: “cosa vogliono gli altri che io sia?”.

Nell’età dell’adolescenza, della prima giovinezza e anche da adulti la nostra vita viene condizionata in diversa misura dal giudizio degli altri. Ci si guarda continuamente attorno per vedere di essere sempre al passo con le mode del momento, per studiare i modi di fare e di porsi di chi ci circonda, per avere un linguaggio che faccia capire a coloro con cui ci stiamo confrontando che siamo effettivamente al loro livello.

Il giudizio altrui può essere un grande limite, non perchè sia effettivamente tale, ma semplicemente perchè l’uomo si preoccupa maggiormente di essere come gli altri vogliono che egli sia, dimenticando, invece, ciò che aspira a diventare sul serio; in che modo? Portando una maschera!

Ma che cos’è la maschera? Gli antichi greci hanno introdotto questo oggetto nell’ambito teatrale, per trasformare l’attore nel personaggio scelto, che egli avesse o meno le fisionomie desiderate.

Trasformazione, diventare qualcuno che non ci appartiene…esiste un giorno dell’anno in cui questo non è più un problema anzi è la cosa richiesta: il carnevale!!!

Ma come possiamo definire il carnevale? In un solo concetto è un’esplosione di gioia e di colore, che avvolge chiunque circonda e non può fare altro che disegnare un sorriso sui volti di chi ne è protagonista, che sia adulto o bambino.

Bambini divertitevi a carnevale: è la giornata in cui i sogni e la realtà si fondono!

E noi adulti togliamo la maschera della routine quotidiana e torniamo bimbi solo per un giorno all’anno: non si è mai troppo grandi per divertirsi!

 

 

In cammino verso il Credo – PdF 2018

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La Professione di Fede è il momento in cui per la prima volta, in modo consapevole e autonomo, professo davanti alla mia comunità il  mio scegliere di essere e vivere da cristiano. Ma cosa vuol dire credere? Come Gesù ci educa alla Fede?

Nella società di oggi si sente parlare spesso di crisi della “Fede”, che rivela una debolezza del credere umano, una difficoltà ad avere fiducia nell’altro, un’incapacità di coltivare la propria spiritualità e credere nell’amore di Gesù risorto. 

Con il cammino della Professione di Fede vogliamo portare i nostri ragazzi di terza media a sperimentare la Fede non come un concetto astratto o un vago sentimento, ma un atteggiamento vitale che coinvolge l’intera persona esprimendosi nel loro quotidiano. Lo strumento che ci guiderà sarà proprio il Credo, preghiera antichissima, risalente all’epoca dei primi cristiani. 

Di seguito riportiamo le tappe a cui i ragazzi sono chiamati a partecipare. Ogni tappa richiamerà un aspetto della nostra fede.

  • Sabato 10 Febbraio dalle 17.00 alle 21.00         introduzione al cammino
  • Venerdì 23 Febbraio dalle 17.00 alle 21.00       tappa del Padre 
  • Sabato 17 Marzo dalle 8.30 alle 15.00                tappa del Figlio 
  • Sabato 14 Aprile dalle 15.00 alle 19.00              tappa dello Spirito
  • Domenica 6 maggio dalle 15.00 alle 19.00        tappa della Chiesa
  • Sabato 19 maggio dalle 15.00 alle 19.00            ritiro finale
  • Domenica 20 maggio alla messa delle 10.00   Professione di Fede

 

“Dov’è tuo fratello?” Quando a condannare a morte è l’indifferenza.

veglia della pace

Intervento di Michele della Comunità di Sant’Egidio alla veglia della Pace

“Dov’è tuo fratello?”. Con questa domanda Dio, nel libro della Genesi, all’inizio della Bibbia e quindi della storia della salvezza, si rivolge a Caino. Sappiamo che Caino prova a sostenere di non essere il custode del proprio fratello e sappiamo che a Dio questa risposta non piace.

Molti nostri fratelli e fra di loro tanti bambini, tentano di attraversare il Mediterraneo con imbarcazioni inadeguate, sfruttati e ricattati dai trafficanti di uomini. I nostri fratelli sopportano sofferenze di ogni genere: torture, privazione di cibo, acqua, vestiti e sonno. Partono lasciando persone care o perdendole durante il viaggio. Affrontano marce terribili nel cuore dell’Europa, rimanendo bloccati e assiderati ai confini dei Paesi dell’Unione.

La Comunità di Sant’Egidio si è quindi chiesta come rendere più semplice l’accesso alla protezione internazionale, evitando agli aventi diritto questa terribile prova “della vita”.

Sono così nati i corridoi umanitari, un progetto-pilota, realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Tavola Valdese, completamente autofinanziato.

Ha come principali obiettivi evitare i viaggi con i barconi nel Mediterraneo, che hanno già provocato un numero altissimo di morti, tra cui molti bambini; impedire lo sfruttamento dei trafficanti di uomini che fanno affari con chi fugge dalle guerre; concedere a persone in “condizioni di vulnerabilità” (ad esempio, oltre a vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo.

E’ un modo sicuro per tutti, sia per i profughi, sia per il Paese ospitante, perché il rilascio dei visti umanitari prevede i necessari controlli da parte delle autorità italiane.

I corridoi umanitari sono frutto di un Protocollo d’intesa tra la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e il governo italiano, stipulato nel dicembre 2015.

Le associazioni inviano sul posto dei volontari, che prendono contatti diretti con i rifugiati nei paesi interessati dal progetto, predispongono una lista di potenziali beneficiari da trasmettere alle autorità consolari italiane, che dopo il controllo da parte del Ministero dell’Interno rilasciano dei visti umanitari con Validità Territoriale Limitata, validi dunque solo per l’Italia. Una volta arrivati in Italia legalmente e in sicurezza, i profughi potranno presentare domanda di asilo.

Giunti in Italia, l’accoglienza ai profughi è sostenuta economicamente dall’iniziativa delle associazioni e degli uomini e delle donne di buona volontà, senza utilizzo di denaro pubblico.

In Lombardia la Comunità ha accolto una famiglia composta da una madre con un figlio adolescente la cui vita è stata sconvolta dalla lunga e terribile guerra in Siria. La guerra ha diviso la loro famiglia, separandone i componenti. La mamma con un figlio sono qui, per l’appunto. Altri figli vivono in Germania ed il padre è purtroppo ancora in Siria, vivendo nella speranza di poter partire. La guerra ha tolto loro la normalità della vita quotidiana: il lavoro (Huda è un medico, la sua famiglia conduceva una vita borghese, potremmo dire), le relazioni umane ed il rapporto con la morte, che non arriva per una tragica fatalità o per malattia, ma può arrivare da un momento all’altro per lo scoppio di una bomba o per un’esecuzione sommaria.

È proprio per sostenere la loro accoglienza che la Comunità utilizza il denaro raccolto presso la vostra parrocchia.

“Dov’è tuo fratello?”. Abele il Giusto viene deliberatamente ucciso da Caino, ma a condannare a morte i giusti vi è l’indifferenza.

Proprio in questi giorni di Memoria dell’orrore della Shoah, è stata nominata Senatrice a vita Lilia Segre, una cara amica della Comunità, deportata il 30 gennaio del ’43 col padre e con molti altri ebrei milanesi. Mani che non si muovono per gli altri, cuori che non si commuovono davanti ai poveri e che non si ribellano all’ingiustizia.

Liliana ha voluto che la parola “Indifferenza” fosse scolpita a caratteri cubitali all’ingresso del Memoriale del Binario 21 e ci dice che l’indifferenza che un tempo ha colpito la sua comunità, oggi colpisce tanti profughi.

I corridoi sono dunque un ponte che buca i tanti muri di indifferenza eretti nel mondo e nei nostri cuori e vogliono essere anche un modello, da copiare, da esportare. Così ha fatto la CEI con l’aiuto di Caritas e così hanno fatto le Conferenze Episcopali in Francia e Polonia.

Con i corridoi scopriamo che anche la solidarietà può essere contagiosa e scopriamo che la carità è fondamento anche del dialogo ecumenico.

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FESTA DELLA FAMIGLIA

famiglia

Il 28 gennaio festeggeremo la Santa Famiglia di Nazareth: famiglia che si lascia attirare dalla semplicità della vita, che vive ogni giorno le fatiche del quotidiano, che sa amarsi e sostenersi… E’ un esempio che fa tanto bene alle nostre famiglie, le aiuta a diventare sempre più comunità di amore e di riconciliazione, in cui si sperimenta la tenerezza, l’aiuto vicendevole, il perdono reciproco. Ricordiamo le tre parole-chiave per vivere in pace e gioia in famiglia, che ci ha lasciato papa Francesco: permesso, grazie, scusa.
Quando in una famiglia non si è invadenti e si chiede “permesso”, quando in una famiglia non si è egoisti e si impara a dire “grazie”, e quando in una famiglia uno si accorge che ha fatto una cosa brutta e sa chiedere “scusa”, in quella famiglia c’è pace e c’è gioia.
Ogni famiglia deve prendere coscienza dell’importanza che ha nella Chiesa e nella società. L’annuncio del Vangelo, infatti, passa anzitutto attraverso le famiglie, per poi raggiungere i diversi ambiti della vita quotidiana. Invochiamo

 Maria Madre di Gesù e Madre nostra, e san Giuseppe, suo sposo. Chiediamo a loro di illuminare, di confortare, di guidare ogni famiglia del mondo, perché possa compiere con dignità e serenità la missione che Dio le ha affidato.

Aspettiamo tutte le famiglie della nostra comunità:
DOMENICA 18 GENNAIO – ore 16.00 –

nel salone dell’oratorio per una mega TOMBOLATA FORMATO FAMILY!

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