“Dov’è tuo fratello?” Quando a condannare a morte è l’indifferenza.

veglia della pace

Intervento di Michele della Comunità di Sant’Egidio alla veglia della Pace

“Dov’è tuo fratello?”. Con questa domanda Dio, nel libro della Genesi, all’inizio della Bibbia e quindi della storia della salvezza, si rivolge a Caino. Sappiamo che Caino prova a sostenere di non essere il custode del proprio fratello e sappiamo che a Dio questa risposta non piace.

Molti nostri fratelli e fra di loro tanti bambini, tentano di attraversare il Mediterraneo con imbarcazioni inadeguate, sfruttati e ricattati dai trafficanti di uomini. I nostri fratelli sopportano sofferenze di ogni genere: torture, privazione di cibo, acqua, vestiti e sonno. Partono lasciando persone care o perdendole durante il viaggio. Affrontano marce terribili nel cuore dell’Europa, rimanendo bloccati e assiderati ai confini dei Paesi dell’Unione.

La Comunità di Sant’Egidio si è quindi chiesta come rendere più semplice l’accesso alla protezione internazionale, evitando agli aventi diritto questa terribile prova “della vita”.

Sono così nati i corridoi umanitari, un progetto-pilota, realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Tavola Valdese, completamente autofinanziato.

Ha come principali obiettivi evitare i viaggi con i barconi nel Mediterraneo, che hanno già provocato un numero altissimo di morti, tra cui molti bambini; impedire lo sfruttamento dei trafficanti di uomini che fanno affari con chi fugge dalle guerre; concedere a persone in “condizioni di vulnerabilità” (ad esempio, oltre a vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo.

E’ un modo sicuro per tutti, sia per i profughi, sia per il Paese ospitante, perché il rilascio dei visti umanitari prevede i necessari controlli da parte delle autorità italiane.

I corridoi umanitari sono frutto di un Protocollo d’intesa tra la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e il governo italiano, stipulato nel dicembre 2015.

Le associazioni inviano sul posto dei volontari, che prendono contatti diretti con i rifugiati nei paesi interessati dal progetto, predispongono una lista di potenziali beneficiari da trasmettere alle autorità consolari italiane, che dopo il controllo da parte del Ministero dell’Interno rilasciano dei visti umanitari con Validità Territoriale Limitata, validi dunque solo per l’Italia. Una volta arrivati in Italia legalmente e in sicurezza, i profughi potranno presentare domanda di asilo.

Giunti in Italia, l’accoglienza ai profughi è sostenuta economicamente dall’iniziativa delle associazioni e degli uomini e delle donne di buona volontà, senza utilizzo di denaro pubblico.

In Lombardia la Comunità ha accolto una famiglia composta da una madre con un figlio adolescente la cui vita è stata sconvolta dalla lunga e terribile guerra in Siria. La guerra ha diviso la loro famiglia, separandone i componenti. La mamma con un figlio sono qui, per l’appunto. Altri figli vivono in Germania ed il padre è purtroppo ancora in Siria, vivendo nella speranza di poter partire. La guerra ha tolto loro la normalità della vita quotidiana: il lavoro (Huda è un medico, la sua famiglia conduceva una vita borghese, potremmo dire), le relazioni umane ed il rapporto con la morte, che non arriva per una tragica fatalità o per malattia, ma può arrivare da un momento all’altro per lo scoppio di una bomba o per un’esecuzione sommaria.

È proprio per sostenere la loro accoglienza che la Comunità utilizza il denaro raccolto presso la vostra parrocchia.

“Dov’è tuo fratello?”. Abele il Giusto viene deliberatamente ucciso da Caino, ma a condannare a morte i giusti vi è l’indifferenza.

Proprio in questi giorni di Memoria dell’orrore della Shoah, è stata nominata Senatrice a vita Lilia Segre, una cara amica della Comunità, deportata il 30 gennaio del ’43 col padre e con molti altri ebrei milanesi. Mani che non si muovono per gli altri, cuori che non si commuovono davanti ai poveri e che non si ribellano all’ingiustizia.

Liliana ha voluto che la parola “Indifferenza” fosse scolpita a caratteri cubitali all’ingresso del Memoriale del Binario 21 e ci dice che l’indifferenza che un tempo ha colpito la sua comunità, oggi colpisce tanti profughi.

I corridoi sono dunque un ponte che buca i tanti muri di indifferenza eretti nel mondo e nei nostri cuori e vogliono essere anche un modello, da copiare, da esportare. Così ha fatto la CEI con l’aiuto di Caritas e così hanno fatto le Conferenze Episcopali in Francia e Polonia.

Con i corridoi scopriamo che anche la solidarietà può essere contagiosa e scopriamo che la carità è fondamento anche del dialogo ecumenico.

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