II domenica di Quaresima: Vangelo della Samaritana

Gv 4, 5-42

samaritana

“Dammi da bere”. È così che Gesù “attacca bottone” con la donna samaritana che incontra al pozzo mentre fa rifornimento di acqua per la sua casa. Una richiesta insolita. Per la donna, perché Gesù è un uomo e un giudeo, e lei è una donna e una samaritana, incontro dunque doppiamente sconveniente. Per noi, perché il Figlio di Dio non può aver bisogno di mendicare un sorso d’acqua per la sua sete semplicemente umana.

L’espediente, singolare, permette a Gesù di entrare in relazione con una persona che non sa di avere bisogno di Lui ma che questo bisogno c’è e sarà pienamente soddisfatto dall’incontro con Gesù e dall’ascolto della sua parola profetica.

Quanta somiglianza con la nostra vita! Le domande si moltiplicano: so di avere bisogno di Gesù? So che posso incontrare Gesù? So che Gesù le inventa tutte per incontrarmi? Sono consapevole del fatto che se Gesù lo incontro e mi lascio affascinare dalla sua Parola la mia vita cambierà? E anch’io lascerò la mia brocca per correre a dire al mondo intero di aver incontrato Dio.

Stiamo vivendo un momento davvero critico. Mai abbiamo iniziato una Quaresima così: senza ceneri, senza messa, senza via crucis, senza esercizi, senza riflessioni in comunità. Che fatica sopportare di entrare in chiesa e sentire desolazione. Ci fermiamo un po’ a pregare, ci guardiamo intorno quasi increduli, prendiamo il foglietto della messa e facciamo fatica a pensare che non lo useremo insieme con gli altri, il cartoncino con gli impegni quaresimali è lì e lo prendiamo e ci rendiamo conto che non ci è stato “consegnato” come un “mandato spirituale”, prendiamo il sacchetto di riso senza che il parroco ne abbia stimolato l’acquisto. Sembra tutto così surreale.

Ma tutto questo non ci allontana da Dio, da Gesù. Per tutto quanto detto, anche se non per una celebrazione, la chiesa aperta (nei soliti orari) aspetta tutti. L’incontro con Gesù è innanzitutto un “affare di cuore”. Non c’è virus che mi impedisca di incontrare il Signore, di mettermi – seduto al pozzo – ad ascoltare la sua Parola, di estasiarmi per la dolcezza del suo sguardo, di entusiasmarmi tanto da diventare testimone di Lui e della sua presenza. In chiesa, magari da solo o con qualche sparuta presenza, posso godermi appieno la presenza di Dio nella mia vita di discepolo di Gesù.

Vinciamo la tentazione di drammatizzare il momento. Sì, mi manca la Messa, mi manca la comunità, mi manca la preghiera comune. Penso che nel mondo (Africa, Brasile…) ci sono comunità cristiane che vivono “normalmente” momenti di deserto come questo, comunità che hanno l’opportunità di celebrare l’Eucaristia magari una o due volte l’anno (perché è con questa frequenza che possono incontrare il proprio parroco!). Mi chiedo come faranno a “sentire” il Signore. Lo sentono eccome! Sono comunità che, nella difficoltà, hanno imparato a rigenerarsi nella fede, continuamente. È come se mi lamentassi per aver saltato un pasto quando so che c’è gente ma mangia regolarmente una volta alla settimana! E allora dico: lo posso fare anch’io! Il Signore è sempre con noi “tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

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