Gesù è spogliato delle vesti

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“Diventerete come Dio”.
E’ la promessa del serpente
nel paradiso terrestre ad Adamo e Eva.
“Mangiarono dall’albero e si accorsero di essere nudi”.
Nudi, perché si erano svestiti dello splendore di Dio;
nudi come un
popolo di vinti, spogliato di tutto, non più padrone neppure
del proprio vestito.
Se ti strappano gli abiti smarrisci la tua individualità… come gli
internati dei lager, denudati di fronte ai loro aguzzini
ad indicare
la perdita dell’identità, della dignità e della coscienza di se stessi.
Il mistero della tua persona è violato,
sei completamente in balia degli altri.
Nell’intenzione dei torturatori il
momento della spogliazione in pubblico
deve suscitare disprezzo,
riempire di vergogna.
“Cristo Gesù, pur essendo di
natura divina spogliò se stesso
assumendo la condizione di servo, divenendo simile
agli uomini”.
Gesù spogliato, denudato, è l’icona della sua incarnazione,
si carica
della fragilità dell’uomo caduto,
che ha perso la “prima veste”,
che ha bisogno di ricevere da Dio
la veste della grazia.
Il mettersi a nudo di Gesù
è gesto supremo e totale di abbandono nelle mani degli uomini,
è consegna di tutto se stesso per stringere un patto d’amore
che darà vita al nuovo Adamo,
restituito alla sua dignità originale.
Sotto la croce i soldati
tirano a sorte l’abito di Gesù,
quella tunica “tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo”.
Anche la veste del sommo sacerdote era senza cuciture,
ma è lui, il Crocifisso,
il vero Sommo sacerdote
che celebra la nostra redenzione.

Don Michele

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