Gesù è risorto

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“Luce tagliente,
che spezza
ogni legame di catene”.

La resurrezione
avviene nella quotidianità:
non è un fatto eccezionale,
non è abbaglio di luci
o fragore di tuono.
La speranza di un domani migliore
è costruita
nei gesti semplici
quotidiani..

E’ la luce del sole al mattino
Tra gli alberi dopo la notte buia.
E’ il sorriso e l’abbraccio sincero
dopo una lite.
E’ il fiocco di neve
che si scioglie sulla lingua.
E’ l’arcobaleno
dopo un temporale estivo.
E’ il vagito del bimbo
che nasce a nuova vita.
E’ il primo fiore che sbuca
dalla neve
dopo il lungo inverno.
E’ la briciola di pane,
raccolta, mangiata
e non buttata.
E sei tu quando ti rialzi
più forte di prima
dopo una caduta.

La comunità del pane

Gesù è deposto nel sepolcro

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Il lenzuolo di lino ci appare come l’abito della morte,
prende la forma del corpo
di Gesù, la forma della croce.
La madre, le donne, gli amici piangono.
Proviamo a metterci insieme a loro,
fuori dal sepolcro:
“E adesso? Lui non c’è più.
Che cosa facciamo,
chi siamo senza di lui?”.
Dietro la pietra rotolata, le viscere della terra
si predispongono a trattenere
il suo cadavere per sempre;
nel buio che lo inghiotte, le bende
imbevute di mirra e di aloe nulla potranno
contro la corruzione della carne.
Ma in questa tomba abita Dio.
Lì c’è rinchiuso il segreto della sua sovrabbondanza d’amore,
il senso
del nascere e del morire di ogni uomo,
il seme maturato
nello spendersi senza ritorno.
Il chicco di grano caduto a terra
è pronto ad esplodere
con la forza di un big bang,
con la potenza della creazione.
La promessa della resurrezione
è penetrata nelle tenebre
e le inonda già di frammenti di luce.
Il sepolcro di Gesù allora è il grembo che dà forma
all’uomo nuovo,
è la culla dell’umanità salvata,
rinata a immagine di Dio,
splendente della sua gloria.
Entriamoci con coraggio,
prendiamoci dimora…
una vita di fede passa di sicuro
attraverso una tomba
sigillata dal silenzio e dalla morte.
Nel cuore che si apre alla conversione,
avviene come in questo sepolcro:
l’amore di Dio
è bastevole alla speranza,
il freddo e l’oscurità sono vinti,
la morte è spogliata della sua sindone
e lascia il posto alla vita che non teme né dolori né tramonti.

Angela

Gesù è deposto dalla croce

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Guardando:
Gesù è ‘schiodato dalla croce’.
Un corpo morto deposto.
La riconsegna del corpo
ad una madre distrutta.
L’abbraccio tenero negato
mentre era in vita.
Il rispetto e il timore
di Giuseppe d’Arimatea che non ha saputo
né difendere né tradire.
La croce vuota.
La fine del sogno e delle speranze
dei discepoli.
Il silenzio ricco di ricordi e delle parole pronunciate
durante la vita.

Oltre le apparenze:
Dio redime le colpe degli uomini e
si consegna nelle mani dell’umanità.
Un corpo che ‘riprende corpo’
nel cuore del credente.
Una madre che custodisce il figlio.
Una presenza da abbracciare.
La fede del credente
che matura l’impegno
e la presa di posizione.
Il segno dell’incredibile passione di Dio per gli uomini.
La missione del credente:
mai più nessuno in croce,
mai più nessuna croce!
La testimonianza silenziosa di una
Parola che ha rotto il silenzio di Dio.

Al termine della deposizione …
Rimane solo la croce, segno a un tempo
dell’opposizione estrema degli uomini
e della fedeltà irriducibile di Dio.
Segno che accompagna il cammino del credente
e lo riempie di speranza.
Segno che smaschera l’idolo di un Vangelo facile e di un
discepolato rassicurante, mentre lascia intravedere
la fecondità
del donare la vita,
della disponibilità a perderla
per la fedeltà e l’Amore.
Vinci

Gesù muore in croce

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Il dolore, le sue sfumature,
le sue angosce, il suo grido che implora e chiede aiuto.
Nell’assurdità di tutto ciò,
Dio ha pietà di te e ti unisce a Lui.
Anche tu, come tanti uomini e donne santi,
puoi scoprire in quel dolore
il suo valore.
La Sua croce, confusa con la tua,
ti mostra un amore più grande,
a volte incomprensibile
perché coperto di ciò che ogni uomo rifiuterebbe,
ma comunque immenso,
unico, personale, di Padre.
Anche se hai il volto rigato dalle lacrime
non smettere di credere al Suo amore
per te.
E’ un amore che ti spinge ad alzare lo sguardo e scoprire
ciò che vale ancor
più del dolore: i tuoi fratelli e sorelle che hanno
bisogno del tuo amore.
E allora puoi allargare il tuo cuore e le tue braccia
ai miserabili, ai disperati, ai soli,
ai traditi, ai poveri, ai peccatori.
Puoi accogliere il tuo fratello sviato, amico, sconosciuto,
e perdonarlo infinite volte.
E’ la Carità che supera il dolore,
e la carità la porterai con te anche nell’altra vita.
Prova!
E vedrai tornare la luce nella tua anima.

Don Nazzareno

Gesù è inchiodato alla croce

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Un chiodo da carpentiere
di 12 centimetri, sezione quadrata,
facce a spigolo che incidono le ossa, penetra nel polso,
tra l’ulna e il radio.
Un punto preciso
scelto dall’esperto
per far durare a lungo la tortura
e non lacerare le membra.

La mano che aveva guarito
il cieco e il paralitico, che aveva benedetto
e spezzato il Pane, versato il Vino,
si contrae nello spasimo: le dita artigliano l’aria
contorcendosi
per cercare…la mia mano.

Poi lo strappo verso l’alto,
per innalzare il braccio orizzontale
della croce,
la distende di nuovo, aperta, bianca, dissanguata,
tesa nell’agonia del respiro spezzato
e del sangue,
che esce a fiotti sotto il chiodo,
versato per amore,
solo per amore.

Ora essa aderisce completamente
al duro legno…
aspetta che,
tolto il chiodo,
vi sovrapponga la mia
per guarirmela.
Mino

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