Gesù incontra le pie donne

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Gesù cammina, sale con fatica, inciampa verso il Calvario,
gravato dal peso della croce…
I suoi piedi sanguinano,
si muovono lentamente,
il suo cuore trema,
il suo sguardo si perde nelle vuote tracce di quel sentiero…
E’ indifeso, ultimo fra gli ultimi, reietto tra gli uomini…
…e le donne lo abbracciano,
lo stringono, lo asciugano,
lo accolgono…
Anche ora, anche in questo istante, in cui le gocce
di sudore vestono
il suo corpo mischiandosi alle lacrime e al sangue,
l’amore di Dio si mostra
più forte…
…e le donne che vorrebbero sorreggerlo, aiutarlo,
rendere a lui quanto
hanno ricevuto,
ancora una volta si ritrovano avvolte dall’immenso
amore che sgorga
dalle ferite del Cristo.
E’ lui l’unico consolatore,
è lui l’unica voce di speranza,
è lui che raccoglie
il dolore su di sé…
…le donne
sulla strada del Calvario
siamo noi tutti, che di fronte
a questo dono vivente
non possiamo che chinare il capo
e rendere grazie a Dio…

Beppe

Gesù cade la seconda volta

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Hai lasciato

  nella sporca terra

  l’impronta della tua e nostra divinità

  che il vento della storia

  cerca di cancellare

  ma fra la polvere e i detriti,

  pur  ferita, brilla luminosa.

 

  Dio e l’uomo

  continuano a giocare

  questa interminabile portita.

  Chi si alzerà vincitore?

  l’uomo inchiodato al suolo

  dal suo sangue versato

  o il  Dio della pace e dell’amore?

 

  C’è solo una combinazione:

  o tutti due,

  o dei due, nessuno.

  Perché l’uomo vivente

  è la gloria di Dio.

  E la morte di Dio

  è la sconfitta dell’uomo.

  Alzati Signore!

 

don Piero

Gesù incontra sua madre

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Una madre è un essere che dice con tutta se stessa al figlio: “Tu vivrai!”. Tutto ciò che una madre fa per un figlio è a favore della sua vita, della sua gioia, della sua crescita. E non solo quello che fa ma anche quello che pensa, quello che sogna. E nemmeno solo quello che pensa o sogna, anche quello che non fa perché vi rinuncia volentieri. Per questo, il pensiero più insopportabile per una madre è di sopravvivere al figlio. Lei che è stata la promessa per eccellenza per il figlio fin dall’inizio; lei che è stata il “gradino” terreno sul quale il figlio ha potuto cominciare ad appoggiare i suoi piedi, riposare, sentirsi protetto e desiderato; lei che lo ha accolto e, facendolo nascere, lo ha incoraggiato a entrare nel mondo. Lei che, dandogli la vita, è come se gli avesse detto: “Eccoti ora nella più bella avventura! Fidati, vedrai che bello stare al mondo!”. Lei, come può sopportare il pensiero che il figlio muoia? Come può sopportare il vedere il figlio pieno di ferite, rifiutato, disprezzato?
Ecco: questa è la spada – prevista dal vecchio Simeone un giorno lontano nel tempio di Gerusalemme – che trapassa il cuore della madre, di Maria quando incontra il figlio sulla strada che porta al Calvario. Maria non solo piange la croce del figlio ma la condivide. Quante volte Gesù aveva chiesto ai suoi discepoli di stare, di rimanere nei suoi comandamenti, nella sua parola! Maria è colei che sta: Stabat Mater.
Io credo che luce che scende dall’alto ci parli del Padre che nel Figlio soffre la passione e salva l’umanità. Quella luce è già promessa di risurrezione, non solo per la madre ma per tutti coloro che tentano di condividere con Gesù il suo Calvario; per tutti coloro che tentano di non vivere una vita isolata ma cercano di condividerla con tutti i poveri del mondo, i condannati, gli emarginati, gli incompresi.
Maria, piccola donna, quasi bambina, sta davanti al Figlio con il quel dolore che viene dal desiderio inestirpabile di non assistere alla sua morte ma anche con la sua irriducibile volontà di non abbandonarlo: e così impara il mistero dell’amore che si compie nel dono di sé, nello stare con tutta se stessa dove non avrebbe voluto. Impara così il dono di sé, il sacrificio come espressione più alta dell’amore. Di fronte al mistero del dolore siamo tutti come bambini piccoli, che non sanno niente e che, solo se condividono la passione di Gesù, potranno imparare ad amare.
Don Giampaolo

Gesù cade la prima volta

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Tu, uomo,
spremuto dall’usuraio ,
dal dittatore e dal finto santone…
Tu, donna,
dilaniata da una mammana,
nel grembo e nell’anima,
per il figlio che, forse, non vuoi…
Voi, bimbe e bimbi,
mutilati e mangiati,
venduti ed abusati,
smembrati come pezzi di ricambio da ignobili depravati…
Tu, giovane,
incancrenito nella speranza
che chimici infusi
derubano e spazzano via…
E noi,
che acque metalliche e radioattive ardono fin nelle viscere,
tossendo vapori rugginosi…
Nessuno può sollevarci e redimerci se non Lui,
flagellato ebreo,
che si lascia spiaccicare
e poi conficcare
nel suolo aspro e polveroso
della Galilea.
Nessuno, se non Lui,
prende su di sé anche i carnefici.

Fabio

Gesù caricato della croce

via_crucis_2(1)

Dio, quanto hai amato il mondo!
Tanto da dare Tuo figlio
per la sua salvezza…
Ed in te, Gesù,
ho la certezza
di sentirmi molto amata da Dio.
Ed in questo fascio di luce vedo te “Cristo luce”,
che ci indichi la strada
da percorrere,
la luce della fede,
il senso,
la pienezza della vita.
Hai fatto la volontà del Padre,
lasciandoti mettere sulla croce
per sentirti vicino ad ogni uomo che si incontra
con la croce.
Un chiodo ci tiene uniti a te.
Ci hai caricati su di te
E quando si percorre la strada della vita col Signore,
anche il Signore è con noi;
allora tutto è nell’amore,
nella luce
e rende vivibile la vita.

Teresa

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