Gesù è deposto dalla croce

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Guardando:
Gesù è ‘schiodato dalla croce’.
Un corpo morto deposto.
La riconsegna del corpo
ad una madre distrutta.
L’abbraccio tenero negato
mentre era in vita.
Il rispetto e il timore
di Giuseppe d’Arimatea che non ha saputo
né difendere né tradire.
La croce vuota.
La fine del sogno e delle speranze
dei discepoli.
Il silenzio ricco di ricordi e delle parole pronunciate
durante la vita.

Oltre le apparenze:
Dio redime le colpe degli uomini e
si consegna nelle mani dell’umanità.
Un corpo che ‘riprende corpo’
nel cuore del credente.
Una madre che custodisce il figlio.
Una presenza da abbracciare.
La fede del credente
che matura l’impegno
e la presa di posizione.
Il segno dell’incredibile passione di Dio per gli uomini.
La missione del credente:
mai più nessuno in croce,
mai più nessuna croce!
La testimonianza silenziosa di una
Parola che ha rotto il silenzio di Dio.

Al termine della deposizione …
Rimane solo la croce, segno a un tempo
dell’opposizione estrema degli uomini
e della fedeltà irriducibile di Dio.
Segno che accompagna il cammino del credente
e lo riempie di speranza.
Segno che smaschera l’idolo di un Vangelo facile e di un
discepolato rassicurante, mentre lascia intravedere
la fecondità
del donare la vita,
della disponibilità a perderla
per la fedeltà e l’Amore.
Vinci

Gesù muore in croce

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Il dolore, le sue sfumature,
le sue angosce, il suo grido che implora e chiede aiuto.
Nell’assurdità di tutto ciò,
Dio ha pietà di te e ti unisce a Lui.
Anche tu, come tanti uomini e donne santi,
puoi scoprire in quel dolore
il suo valore.
La Sua croce, confusa con la tua,
ti mostra un amore più grande,
a volte incomprensibile
perché coperto di ciò che ogni uomo rifiuterebbe,
ma comunque immenso,
unico, personale, di Padre.
Anche se hai il volto rigato dalle lacrime
non smettere di credere al Suo amore
per te.
E’ un amore che ti spinge ad alzare lo sguardo e scoprire
ciò che vale ancor
più del dolore: i tuoi fratelli e sorelle che hanno
bisogno del tuo amore.
E allora puoi allargare il tuo cuore e le tue braccia
ai miserabili, ai disperati, ai soli,
ai traditi, ai poveri, ai peccatori.
Puoi accogliere il tuo fratello sviato, amico, sconosciuto,
e perdonarlo infinite volte.
E’ la Carità che supera il dolore,
e la carità la porterai con te anche nell’altra vita.
Prova!
E vedrai tornare la luce nella tua anima.

Don Nazzareno

Gesù è inchiodato alla croce

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Un chiodo da carpentiere
di 12 centimetri, sezione quadrata,
facce a spigolo che incidono le ossa, penetra nel polso,
tra l’ulna e il radio.
Un punto preciso
scelto dall’esperto
per far durare a lungo la tortura
e non lacerare le membra.

La mano che aveva guarito
il cieco e il paralitico, che aveva benedetto
e spezzato il Pane, versato il Vino,
si contrae nello spasimo: le dita artigliano l’aria
contorcendosi
per cercare…la mia mano.

Poi lo strappo verso l’alto,
per innalzare il braccio orizzontale
della croce,
la distende di nuovo, aperta, bianca, dissanguata,
tesa nell’agonia del respiro spezzato
e del sangue,
che esce a fiotti sotto il chiodo,
versato per amore,
solo per amore.

Ora essa aderisce completamente
al duro legno…
aspetta che,
tolto il chiodo,
vi sovrapponga la mia
per guarirmela.
Mino

Gesù è spogliato delle vesti

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“Diventerete come Dio”.
E’ la promessa del serpente
nel paradiso terrestre ad Adamo e Eva.
“Mangiarono dall’albero e si accorsero di essere nudi”.
Nudi, perché si erano svestiti dello splendore di Dio;
nudi come un
popolo di vinti, spogliato di tutto, non più padrone neppure
del proprio vestito.
Se ti strappano gli abiti smarrisci la tua individualità… come gli
internati dei lager, denudati di fronte ai loro aguzzini
ad indicare
la perdita dell’identità, della dignità e della coscienza di se stessi.
Il mistero della tua persona è violato,
sei completamente in balia degli altri.
Nell’intenzione dei torturatori il
momento della spogliazione in pubblico
deve suscitare disprezzo,
riempire di vergogna.
“Cristo Gesù, pur essendo di
natura divina spogliò se stesso
assumendo la condizione di servo, divenendo simile
agli uomini”.
Gesù spogliato, denudato, è l’icona della sua incarnazione,
si carica
della fragilità dell’uomo caduto,
che ha perso la “prima veste”,
che ha bisogno di ricevere da Dio
la veste della grazia.
Il mettersi a nudo di Gesù
è gesto supremo e totale di abbandono nelle mani degli uomini,
è consegna di tutto se stesso per stringere un patto d’amore
che darà vita al nuovo Adamo,
restituito alla sua dignità originale.
Sotto la croce i soldati
tirano a sorte l’abito di Gesù,
quella tunica “tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo”.
Anche la veste del sommo sacerdote era senza cuciture,
ma è lui, il Crocifisso,
il vero Sommo sacerdote
che celebra la nostra redenzione.

Don Michele

Gesù incontra le pie donne

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Gesù cammina, sale con fatica, inciampa verso il Calvario,
gravato dal peso della croce…
I suoi piedi sanguinano,
si muovono lentamente,
il suo cuore trema,
il suo sguardo si perde nelle vuote tracce di quel sentiero…
E’ indifeso, ultimo fra gli ultimi, reietto tra gli uomini…
…e le donne lo abbracciano,
lo stringono, lo asciugano,
lo accolgono…
Anche ora, anche in questo istante, in cui le gocce
di sudore vestono
il suo corpo mischiandosi alle lacrime e al sangue,
l’amore di Dio si mostra
più forte…
…e le donne che vorrebbero sorreggerlo, aiutarlo,
rendere a lui quanto
hanno ricevuto,
ancora una volta si ritrovano avvolte dall’immenso
amore che sgorga
dalle ferite del Cristo.
E’ lui l’unico consolatore,
è lui l’unica voce di speranza,
è lui che raccoglie
il dolore su di sé…
…le donne
sulla strada del Calvario
siamo noi tutti, che di fronte
a questo dono vivente
non possiamo che chinare il capo
e rendere grazie a Dio…

Beppe

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