Oggi dagli occhi di un’adolescente

Se mi manca l’oratorio?

Sì mi manca! E mi mancano i miei amici!

Poterli vedere quando voglio, sapere che il venerdì scendevo in oratorio e loro erano là!

Potevamo non vederci tutta la settimana presi tra studio e sport ma poi sapevamo che sarebbe arrivato il momento dell’incontro e quella era l’occasione per raccontarci e stare assieme. Mi mancano anche le risate con la mia educatrice, certo ci sono gli incontri online ma è tutta un’altra cosa.

Spesso non ho neanche voglia di collegarmi e trovo qualche scusa, anche le mie amiche lo fanno, so che non è bello ma è così…

Dietro al computer ho l’impressione che non siamo veri, ci si distrae e anche gli educatori fanno un po’ fatica secondo me.

A settembre avevamo cominciato a parlare del servizio con l’ipotesi di poter fare anche esperienze concrete con i più bisognosi ma per adesso ci hanno spiegato che non si potrà fare nulla. I bisognosi continuano ad esserci, secondo me più di prima ma noi siamo chiusi in casa tra computer, televisione e cellulare. La ripresa sarà faticosa perché ora mi sono abituata alla mia camera ed è davvero comoda ma credo che abbiamo bisogno di ricominciare ad uscire dalle nostre tane.

Magari non sarà più come prima ma io penso ad un’estate in cui poter fare l’Oratorio Estivo e andare in vacanza con le mie amiche.

Forse oggi più di ieri abbiamo bisogno di fare esperienze di servizio per poter tornare ad accorgerci degli altri.

C. un’adolescente dell’Oratorio

Breve riflessione sui Magi

“Sono qui a lodarti, qui per adorarti, qui per dirti che tu sei il mio Dio”

Sulle note di questo canto sono cominciati gli incontri, tenuti da don Antonio, per i bambini del catechismo.

Abbiamo riflettuto insieme sul significato dell’Epifania, in particolare sulla figura dei Magi.

  1. Chi sono i Magi e quanti sono?
  2. Quali doni portano?
  3. Perché provarono una grande gioia?

Tre semplici domande a cui i nostri ragazzi hanno risposto con estrema semplicità e spontaneità forti di quello che hanno sempre sentito dire e vissuto ma tante certezze si sono trasformate…

  1. I Magi, che per tradizione sono tre e di cui pensiamo di conoscere anche i loro nomi, in realtà pare fossero molti di più. Il Vangelo infatti ci parla di alcuni Magi provenienti da Oriente ma non ne specifica il numero. Attirano però l’attenzione del re Erode che ne resta turbato…questo ci fa presupporre che fossero molti di più di tre e che probabilmente avevano anche un seguito con loro.

Venivano da lontano ma non tutti dallo stesso posto e non avendo navigatore né orologio, è impossibile fossero arrivati tutti insieme. Si spiega così la preoccupazione del re nel vedere tanta gente che per mesi (forse anni) andava cercando il re dei Giudei.

  • Portarono tre doni: oro, incenso e mirra.

Oro donato di solito ai re, per indicare la regalità di Gesù.

Incenso che veniva bruciato agli dei per sottolineare la divinità di Gesù.

Mirra, olio che veniva utilizzato per la sepoltura dei cadaveri, per ricordare che Gesù sarebbe morto per la salvezza degli uomini.

Tre doni molto diversi che però sono simboli che ci fanno capire già chi è Gesù.

  • Quando i Magi provarono una grande gioia? Non di fronte a Gesù che all’apparenza era un bambino uguale a tutti gli altri ma quando videro la stella che li precedeva fermarsi sopra il luogo dove si trovava il bambino. E’ la stella che provoca un’esplosione di gioia nel cuore dei Magi, perché questi uomini sapienti hanno avuto bisogno di un segno per riconoscere Gesù.

Tutti noi abbiamo bisogno di segni, la nostra Fede è fatta di segni.

Dobbiamo aprire gli occhi e il cuore per imparare a riconoscerli.

Un nuovo anno, un anno di speranza!

“Le radici originali della parola «speranza» hanno sfumature che non ti aspetti e che conducono lontano dal senso comune. Quello del buon auspicio, del sentimento fiducioso o del generico atteggiamento positivo di chi si convince che, in un modo o nell’altro, le cose volgeranno al meglio. Il tutto incorniciato da una certa passività o impotenza. Curioso che invece la «speranza», secondo il suo senso originale, sia tutt’altro.

La «speranza» è anzitutto movimento e tensione. «Sperare» è verbo del presente più che del futuro.

O, meglio ancora, del presente che costruisce il futuro. È l’azione di chi si danna l’animo per distendere i confini del proprio quotidiano, in tutti i modi possibili e immaginabili, quando non vi trova il compimento dei propri desideri. Moltiplica le soluzioni e le vie da percorrere. Aggiunge giorni ai giorni per ottenere ciò verso cui tende.” Don C. Mauri

E’ iniziato un nuovo anno e siamo di nuovo in balia dell’incertezza, della paura, della rassegnazione. Ci troviamo paralizzati e incapaci di progettare perché non sicuri più di nulla. Allora perché sforzarsi a pensare e organizzare se il domani è così incerto?

Perché non possiamo smettere di sperare che domani andrà meglio!

Sperare, come scrive don Cristiano, è un verbo di movimento che non ci può lasciare fermi ma ci chiede di continuare ad andare verso l’altro.

L’oratorio deve continuare ad essere un punto di riferimento per i più piccoli e non solo. Ma l’oratorio cos’è se non un luogo fatto di volti, sorrisi e incontri? L’oratorio siamo noi!

In questi giorni insieme ai collaboratori stiamo ripensandoci per costruire proposte educative nuove e ripartire insieme più carichi di prima.

L’augurio per il 2021 è di poterci ritrovare tutti custodendo nel cuore il desiderio profondo di incontro, perché questa pandemia ci ha portato via molte cose ma non la voglia di stare insieme.

BUON INIZIO A TUTTI NOI!

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