Poesia e Preghiera

Durante questi venerdì di quaresima ci siamo fatti aiutare da Alda Merini, probabilmente una delle più grandi poetesse italiane del Novecento.

alda merini

 

Alda Merini (1931-2009) è stata una donna che ha amato la vita, l’ha amata perché ne ha conosciuto l’inferno, provando il dolore che una mente fragile può provocare e affrontando la crudeltà degli altri.

Quasi tutti ne hanno sentito parlare, ma non tutti sanno che alcune delle sue opere parlano di Fede in Dio; in una nota afferma: “Questa libera interpretazione dell’Autrice non vuole minimamente intaccare i dogmi del cristianesimo. È un omaggio personale alla figura di Cristo, con tutti i limiti che può avere l’intelligenza dell’Autrice. A.M.”

Ma perché quest’anno abbiamo deciso di seguire una linea così strana e diversa, che si allontana dai pensieri di teologi e studiosi che di solito utilizziamo? Alda Merini stessa, ad una domanda sulla poesia paragonata quasi un atto di carità, risponde che “il poeta intuisce qualcosa di più e la esprime meglio degli altri”.

Ed è proprio questa la forza! I versi di Alda Merini sono al tempo stesso poesia e professione di Fede.

Gianfranco Ravasi, scrivendo di alcune raccolte della poetessa, ha affermato “Sacre Scritture e poesia spesso si intrecciano e la fede è sorella della poesia perché entrambe tendono all’Altro e all’Oltre”.

Può sembrare difficile? Forse, ma le poesie inserite nei nostri venerdì toccano la parte più emozionante e coinvolgente che sempre suscita in noi il racconto della Passione di Gesù, generando sentimenti e pensieri che mai avremmo pensato di esprimere. La comunicazione al giorno d’oggi è diventata sintetica e veloce, non siamo più abituati al linguaggio poetico, né alle immagini che evoca, la vera sfida di questi incontri di preghiera è ascoltare: occorre solo ascoltare, lasciarsi guidare, imparando a trovare nuove parole per rivolgerci a Dio.

Ogni volta che nasce un uomo | Dio è attaccato dal suo amore. | Ogni volta che nasce un uomo | Dio conosce i tormenti del parto | e se ne vergogna, | perché da questo amore | sono nati fiori e montagne, | olocausti e vergini, | parole confuse e parole vere: | Dio ha espresso il suo amore per l’uomo col pianto.
– Alda Merini – ” il Carnevale della Croce”

Un padre che ama

festa papà 2

Youssef, nella sua radice vuol dire “colui che aggiunge”, “che porta crescita”: Giuseppe, con la sua umanità porta coraggio, immette forza nella nostra vita, nel suo silenzio, ci può dire molte cose, forse insegnarci ad attraversare questo nostro tempo con consapevolezza e dignità.
San Giuseppe incarna perfettamente quattro caratteristiche del buon padre:desiderare, mettere al mondo, far crescere, lasciare andare. Guardare a lui è un ottimo modo per lasciarci ispirare, prendere a modello la sua pazienza, il suo silenzio fecondo d’amore.


 «(…)se è vero che essere padre non vuol dire semplicemente avere un figlio, ma che i movimenti della paternità generativa sono desiderare, mettere al mondo, far crescere, lasciare andare, possiamo dire che Youssef li ha vissuti tutti pienamente. Youssef ha desiderato quel Figlio, che pure era un grande mistero per lui, perché lo ha accolto come suo dal grembo di Maria, insieme alla quale egli stesso, nella sua fede di uomo giusto, si lasciò avvolgere dall’Onnipotenza di Dio. Youssef ha messo al mondo quel figlio a Betlemme, cercandogli una casa dove nascere e poi lo ha salvato dalla morte, portandolo in Egitto e facendolo scampare alla strage di Erode. Youssef ha fatto crescere Gesù, per circa trent’anni nella sua casa. (…) Youssef ha lasciato andare Gesù. Forse, nel cuore, già a 12 anni, quando nel tempio suo figlio gli rivelò di avere un Padre nei cieli, del quale doveva compiere la volontà». 

Giuseppe siamo noi” di Johnny Dotti

San Giuseppe è modello di coraggio, forza, autentica virilità, sacrificio, e al contempo di compassione, vicinanza attenta e discreta. A pochi giorni dalla sua festa, affidiamo a lui – che ci insegna la grandezza del silenzio, di gesti e scelte che parlano, che si fanno dono – tutti i padri affinché il suo solido modello possa servire loro da guida sicura nel buio delle difficoltà.

AUGURI PAPA’!

8 Marzo: una giornata per rivendicare il proprio diritto di essere donna!

festa donna 2

La festa della donna viene vissuta oggi come un’occasione per uscire e divertirsi. Oggi sembra abbastanza scontato regalare un rametto di mimosa alla mamma, all’amica o alla fidanzata. Al di là di come oggi venga celebrata questa festività, la sua origine ha una forte valenza politica e sociale. La giornata internazionale delle donne si festeggia l’8 Marzo per rivendicare i diritti e le conquiste operate dalle donne nel corso della storia. Purtroppo ancora oggi è necessario celebrare la figura femminile, per portare l’attenzione sui soprusi e sulle discriminazioni che molte donne ancora sono costrette a subire nel mondo.

festa donna

 

La scelta della mimosa non è casuale: infatti questa pianta è diffusa in tutta Italia e il suo significato rimanda alla femminilità e alla libertà.

 

Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida, che non finisce mai.

– Oriana Fallaci –

“Perchè io?” – Ritiro adolescenti 2018

discorso del re

“Io non sono un re!” – esclama il principe Albert, detto Bertie, a Lionel Logue, il suo logopedista. Lui non è un re; il re legittimo è suo fratello maggiore, quello a cui il trono spetta di diritto, e che, soprattutto, riesce a fare un discorso senza balbettare, al contrario di lui. Regnare sembra a Bertie un’impresa impossibile, una fatica immensa quanto pronunciare una frase senza che gli si attorcigli la lingua: perché deve farlo lui?

Eppure, Bertie è chiamato proprio a quel compito; con l’aiuto del suo terapista e amico Lionel, prenderà atto dei suoi limiti, affronterà le difficoltà e sarà re.

La storia del re Giorgio VI, raccontata nel film “Il discorso del re”, non sembra così distante dalle nostre vite. Ognuno di noi è chiamato a essere qualcosa, a ricoprire degli incarichi e a svolgere dei compiti che ci sembrano troppo grandi per noi; e la tentazione è quella di scappare dicendo “Io non sono un re!”, ossia “Non è cosa per me!”, “Non ce la faccio, è troppo difficile”. Per noi, come per Bertie, la strada che porta alla nostra realizzazione è piena di ostacoli: i nostri difetti, i nostri limiti sembrano impedirci di rispondere alla chiamata. In questo, non siamo soli; anche Gesù ha vissuto la stessa cosa, ha dovuto caricarsi sulle spalle una croce troppo pesante, al punto da fargli dire: “Signore, passi da me questo calice”.

La chiamata comporta fatica; ma allora, perché rispondere? Perché non vivere “una vita in vacanzaritiro ado 2”, come recita l’omonima canzone che ha gareggiato a Sanremo? La risposta è nella canzone stessa: nella vita in vacanza “non c’è nulla che avanza”, tutto è sempre uguale e non si può vivere una vita davvero piena: la vita che Dio ha pensato per noi.

Per vivere una vita piena bisogna rispondere alla chiamata: e Gesù ci insegna che la ricompensa è molto più grande della fatica: dopo la morte c’è sempre la Resurrezione. La bellezza e la pienezza che sperimentiamo se facciamo ciò a cui Lui ci ha chiamati, attraverso le doti che ci ha dato, sono più grandi delle fatiche che incontreremo nel cammino. La sofferenza della Croce si trasforma in vita; quel legno grazie a Gesù diventa un albero, legno vivo che porta frutto.

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