Tutta una questione di stile!

La moda passa, lo stile resta

– Coco Chanel- 

Ormai la moda è entrata nel quotidiano delle nostre vite: pantaloni strappati, vita alta, magliette super scollate e tacchi vertiginosi, colori sgargianti o total black, sono solo alcuni dei canoni della moda odierna. Ma che cosa significa realmente moda? Alcuni dicono che la moda è un modo di vivere, di pensare, di essere legato ad un’epoca o ad una società, ed è per sua stessa essenza effimera, passeggera e sfuggevole. Come possiamo essere alla moda? Facile, seguendo le tendenze del momento! Che siamo colori evidenziatore o vestiti eccentrici, basta che siano indossati sulle passerelle di tutto il mondo o dalle celebrità che spopolano sui social. Ma allora se diciamo che tutti noi siamo alla moda, stiamo dicendo il falso? Forse no, perchè non c’è nulla di più alla moda che avere il proprio stile! Avere stile significa essere unici nel proprio piccolo, non necessariamente nel modo di vestire o di tagliare i capelli, bensì nel modo di fare. E come oratorio: l’oratorio è moda passata? Possono cambiare i tempi, le mode, le proposte del mondo, ma l’amore per l’altro, l’attenzione per i piccoli non puó cambiare. Credo ancora che l’oratorio sia un luogo di stile: No lo stile che segue le tendenze e che per attrarre e coinvolgere diventa del mondo, ma un oratorio che sappia stare nel mondo con stile; lo stile con la S maiuscola che non teme giudizi, che non cerca scorciatoie, che non si basa su effetti speciali, bensì su affetti speciali! Crediamo nella valenza educativa dell’oratorio come luogo di cura e di crescita. È vero, il mondo è cambiato, è necessario domandarci quali sono oggi le necessità di una comunità in cammino, ma non possiamo smettere di credere che questo luogo può ancora essere alla moda. L’oratorio, o meglio, le persone che lo rendono vivo, fanno ancora tendenza e possono “influenzare” il mondo dei giovani. Lo stile del ragazzo d’oratorio non è speciale per ciò che indossa, ma per come lo indossa; lo stile d’oratorio è divertirsi con gli altri, senza bisogno di fare niente di straordinario, ma solo scoprendo la bellezza del mettersi in gioco. 

Quando l’ordinario diventa straordinario – VITA COMUNE ADO 2018

Ricordo ancora la mia prima vita comune in “casetta”: per noi adolescenti era una cosa nuova ed entusiasmante.
Eravamo tutte felici di poter passare una settimana tra noi amiche e con le educatrici, che per me sono sempre state degli importanti punti di riferimento, non avevo ancora capito però fino in fondo la bellezza di questa proposta.
All’inizio regnava il caos, dovuto alla nostra incontenibile voglia di stare assieme, era difficile anche sentire quello che ci dicevano le educatrici era tutto un ridere e sperimentare la bellezza di un’autonomia nuova. Piano, piano poi siamo entrate nel vivo dell’esperienza, attraverso la proposta che ci è stata fatta: in quei quattro giorni avremmo imparato a conoscere e accettare l’altro partendo dalla conoscenza e accettazione di noi stesse.
Nella vita comune la tua quotidianità si mescola ad una proposta educativa straordinaria.
Sei sempre tu con i tuoi impegni, la fatica a svegliarti al mattino (forse maggiore per le troppe chiacchiere serali), i tanti compiti, lo sport…ma in qualche modo tutto si trasforma e ciò che è routine diventa speciale. Imparare a condividere ogni singolo momento con l’altro non è sempre semplice ma è bello e fa crescere. Le educatrici ci hanno insegnato come mettere in comune fatiche e forze personali e posso dire che quello che ha dato ancora più valore all’esperienza sono stati i momenti di condivisione del cuore. Ogni giorno c’è un piccolo incontro strutturato in cui viene chiesto di riflettere su qualcosa, in quei momenti nella casa suona il silenzio e poi tutti insieme si condivide.
In tutto questo non manca la preghiera a Gesù nostro compagno di viaggio, che apre e chiude le nostre giornate: Aiutami Signore a condividere con gli altri i doni ricevuti nello spirito del dialogo e dell’accoglienza reciproca.

Diciottenne dell’oratorio

CONVIVENZA 2018

Blog su WordPress.com.

Su ↑