SABATO SANTO

L'oratorio è casa: non nel senso di mura o terreno, ma nel modo di stare insieme!
SABATO SANTO

Facciamoci introdurre alla Settimana Santa dalle parole di Papa Francesco:
“Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti.
Non siamo autosufficienti, da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai. Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi.
Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.”
(Papa Francesco, 27 marzo 2020, Piazza San Pietro)
DOMENICA DELLE PALME
Una decina di anni fa, tale don Giuliano, mio compagno di seminario, già tornato improvvisamente al Creatore qualche anno fa, si trovava missionario in Turchia, nei luoghi dove nel 2006 fu assassinato don Andrea Santoro, sacerdote italiano pure lui missionario in quelle terre. Mi raccontava che in quelle terre le missioni cattoliche sono proprio “simboliche”, nel senso che la popolazione è interamente mussulmana e la presenza cattolica è praticamente nulla. Perciò la presenza di un prete cattolico è proprio la testimonianza silenziosa di una fede che vuole semplicemente dire che Gesù è anche là, più o meno riconosciuto, più o meno celebrato; per dire che Dio parla a tutti, che qualcuno lo vuole rendere presente anche in mezzo a tanti “assenti”, non assenti tanto per mancanza di fede (anche il mussulmano crede, non è ateo!) ma piuttosto “non udenti” la Parola del Vangelo; che quindi, debole e molto sottovoce, risuona per la presenza anche di un solo testimone.
Ebbene, don Giuliano mi diceva: sai, quest’anno ho celebrato la domenica delle Palme facendo la processione con gli ulivi; c’ero io, con un rametto di ulivo in mano e… nessun altro! Ho fatto un giro attorno alla mia chiesetta e, al termine, da solo, ho celebrato l’Eucaristia.
Quando don Giuliano mi diceva queste cose, non avrei mai pensato che la stessa esperienza un giorno sarebbe toccata anche a me! In questa domenica, quanto mi mancherà, ci mancherà il vociare di tanti bambini (e adulti) che sventolano entusiasti il loro ramo di ulivo. La processione (disordinata!) verso la chiesa. La Messa in una chiesa traboccante di gente che non si lascia scappare l’occasione di portare a casa “una palma”. L’assalto, soprattutto sul sagrato della chiesa, al mucchio scomposto di rami di ulivo, del nostro ulivo, quello che cresce sulla piazza della chiesa e in oratorio. Quest’anno – grazie coronavirus!! – niente di tutto questo! Potremo solo ricordare il passato, potremo celebrare il presente solo attraverso la tv.
Ma alla fine dico: poco importa! Devo incontrare un amico diventato generale e lo devo incontrare vestito di tutto punto, divisa elegantissima, mostrine di qua e di là, medaglie appuntate in ogni dove. Ma ieri gli hanno rubato la valigia con tutto dentro. Lo dovrò incontrare vestito come me, pantaloni e maglietta. Poco importa! Penso che non volevo incontrare un vestito, ma un amico, e questo è ciò che mi importa!
Anche in questa domenica delle Palme 2020 incontro Gesù che entra a Gerusalemme, incontro Lui! Il piatto è ottimo anche se manca il contorno.
Del resto Gesù ha detto: “io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.