Messaggio di Primavera

MESSAGGIO DI PRIMAVERA

primavera

Oggi inizia la primavera: 21 marzo! Ma ora parlo di tanti e tanti anni fa. Erano gli ultimi giorni di gennaio. La nonna mi diceva che quelli erano i “giorni della merla”, i più freddi di tutto l’anno. Lasciati per un attimo i compiti da fare, mi appoggiavo al davanzale interno della finestra e guardavo fuori. Gli alberi erano spogli e i rami portavano piccole stalattiti di ghiaccio; la neve non scendeva più perché era già tutta a terra, ormai trasformata in lastre di ghiaccio già annerite dai giorni trascorsi e dagli scarponi dei passanti; il cielo era tristemente grigio e lasciava scorgere una luce non bella; si vedeva qualche raro passerotto alla ricerca spasmodica di qualche cosa da mangiare; la gente che passava sulla strada era imbacuccata in modo perfino ridicolo. Ma la mia fantasia di bambino non lasciava spazio alla tristezza che poteva generarsi da questo scenario crudamente invernale. Sapevo che l’inverno non sarebbe durato in eterno, sapevo che, se avessi avuto la pazienza di aspettare, avrei visto quegli alberi spogli ricoprirsi di foglie e di gemme, avrei goduto del bel prato verde brillante che adesso si nascondeva sotto la neve diventata ghiaccio, avrei contemplato un cielo azzurro che avrebbe lasciato passare un sole splendente e caldo, avrei ascoltato con immensa gioia il cinguettare non di uno ma di tanti uccellini con a disposizione tutto il cibo desiderato, avrei osservato la gente passare con fare più gioioso e disinvolto. Lo sapevo che tutto questo sarebbe successo. Non subito. Avrei dovuto aspettare con pazienza. E allora tornavo ai miei compiti, con la mente piena di primavera nonostante il mio corpo stesse ancora godendo del calore del camino acceso della nonna.

primavera 2

Oggi inizia la primavera ma, per tanti versi, sembrano ancora i “giorni della merla”. Non tanto per il freddo, che ancora c’è ma non è così pungente. È ancora inverno pieno a causa di un virus che ancora ci tormenta e che non se ne vuole andare. Questa è l’impressione, questa è la realtà. Siamo costretti a vivere al caldo di un camino che non è più il luogo della condivisione di una serata insieme con amici ma è diventato l’immagine dell’angolo della cella di un carcere. Guardiamo dentro, guardiamo fuori, la sensazione è la stessa: inverno pieno!

Ma non dobbiamo farci mancare la fantasia! Una fantasia carica di speranza, che non è illusione ma certezza che le cose non potranno andare sempre così. La forza e la determinazione, la capacità di combattere, la caparbietà della lotta, la fiducia in Chi non abbandona il popolo salvato da una Croce, ci danno il permesso di fantasticare, di prevedere il futuro senza timore di smentita. Vediamo le piazze e le strade brulicare di gente, i ragazzi che vanno a scuola, i lavoratori che raggiungono le loro aziende, gli amici che si incontrano, le chiese che si animano di fedeli, i parchi che accolgono bambini chiassosi con i loro nonni. Vediamo anche gente tornare ai suoi comportamenti “difettosi”, che mostra di non aver imparato gran che dall’esperienza vissuta. Ma anche gente maturata, progredita, arricchita nello spirito. Allora la nostra fantasia già da oggi ci permette di ringraziare il Signore. Lo preghiamo perché l’inverno finisca presto e nel contempo gli diciamo grazie perché la primavera sappiamo non essere lontana.

Don Giuseppe

Distanti, ma uniti!

Distanti, ma uniti nella preghiera! Oggi ore 12.00 i cristiani di tutto il mondo si uniranno spiritualmente insieme per recitare un Padre Nostro insieme a Papa Francesco.

Uniamoci tutti alla preghiera: mille voci per farne una unica!

padre nostro

IV Domenica di Quaresima

DOMENICA DEL CIECO NATO

C’è un cieco dalla nascita, e allora la domanda è: chi ha peccato perché nascesse cieco? C’è una situazione di sofferenza, e allora la domanda è: di chi è la colpa. C’è un virus che imperversa e sta mettendo in ginocchio la società, e allora qualcuno pensa bene di farsi la domanda: di chi è la colpa?

La nave si cui viaggia Giona attraversa una terribile tempesta e allora ci si chiede di chi è la colpa. Durante la peste dei Promessi Sposi, di fronte al dilagare del morbo, “dalli all’untore”: non solo per destare attenzione a chi può allargare il contagio ma anche per individuare qualche capro espiatorio cui dare la colpa di tutto.

Anche di fronte al coronavirus c’è qualcuno che ha la bella idea di emettere proclami solenni: è un castigo di Dio! Dio si è stancato di noi, della nostra cattiveria, dei nostri peccati, del male che è dentro l’umanità, delle ingiustizie, della poca fede, della poca preghiera.

Mi chiedo quando mai Dio è stato contento di noi!? È dai tempi di Adamo ed Eva, di Caino e Abele, che Dio ha buoni motivi per lamentarsi della nostra cattiva condotta.

Sì, c’è stata la cacciata dal paradiso terrestre, c’è stato il diluvio universale, c’è stata la distruzione del tempio di Gerusalemme. Ma c’è stato anche Abramo che ha supplicato il Signore: punirai tutti anche se ci sono dieci giusti nel tuo popolo? E anche Mosè: non voglio essere salvato, come tu mi offri, se distruggi questo tuo popolo. E Dio ritirò la sua ira.

Gesù dice, a proposito di quella cecità: nessuno ha peccato, ma è per la gloria di Dio, perché Dio possa dimostrare la sua gloria, davanti al suo popolo. E per questo, sette passi: sputò, fece del fango, ordinò al cieco di andare, il cieco andò, si lavò, tornò vedente.

Lo Spirito esce dalla bocca di Gesù, con la materia di un mondo malvagio crea un miscuglio miracoloso, è dato l’ordine di andare, c’è ubbidienza alla Parola che manda, si compie un gesto purificatore che nasce dalla volontà di Dio, accade il miracolo. E alla fine di tutto: credo Signore! La fede!

E allora che fare in questa emergenza? Stare immobili aspettando che sia il Signore a fare tutto? Darsi da fare con frenesia nella convinzione che il Signore rimarrà totalmente estraneo al nostro problema, facendoci magari prendere dalla disperazione se non vediamo risultati? Direi di seguire tutte le indicazioni prudenziali che ci vengono date nella convinzione che Dio non smetterà di volerci bene. In qualche modo ne usciremo. Del resto Gesù ha detto: “io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”

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