L'oratorio è casa: non nel senso di mura o terreno, ma nel modo di stare insieme!
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Comunicare è l’ingrediente principale per stare insieme: vogliamo sapere dell’altro, vogliamo dire di noi. Eppure non sempre viene bene, soprattutto non viene facile! Ci vuole coraggio a dirsi e ad accogliere il dire dell’altro; anche in famiglia, dove ci vogliamo bene.
In questo percorso potremo condividere questa esperienza per riflettere, per trovare nuove strade, per sentirci meno soli.
La 24 ore in oratorio è stata occasione di relazione, di confronto, di silenzio e divertimento.
Le vite sempre più frenetiche ci impediscono di fermarci a riflettere e anche i nostri ragazzi sono sempre più abituati al tutto e subito. Le relazioni passano attraverso uno schermo e la Fede è sempre di più qualcosa di astratto e lontano.
In queste poche ore insieme abbiamo meditato con i ragazzi sull’ Avvento, periodo di attesa per qualcosa di bello e stravolgente. Perché l’incontro con Gesù(se ci lasciamo incontrare) è qualcosa che ci cambia e non ci lascia mai uguali a prima. I ragazzi hanno riflettuto su quali sono le persone e i luoghi che, ogni giorno, attendono poiché rendono bella la loro vita. Abbiamo richiesto nella prima parte della 24 ore silenzio e loro sono stati in grado di farlo tirando fuori poi, nel momento della condivisione, riflessioni profonde e commoventi. Ciò che è emerso da tutti è che a rendere i luoghi speciali sono sempre le persone che attendiamo e che ci attendono. Al pomeriggio si sono impegnati per la preparazione di un pensiero da donare ad alcune di queste persone.
In queste ore non abbiamo solo riflettuto ma abbiamo anche puntato sul gioco come strumento per fare gruppo e conoscerci meglio.
Un grazie speciale va a tutti gli adulti che ci hanno aiutato dietro le quinte e ai nostri giovani educatori che hanno preparato questo ritiro con impegno. Gli educatori più di chiunque altro sono per i nostri figli esempi di vita e di Fede, ragazzi poco più grandi di loro che hanno scelto di dedicare il loro tempo libero ai piccoli, che credono nel messaggio evangelico e che si sanno divertire semplicemente stando insieme.
Si terrà uno spettacolo a favore dell’ospedale italiano di Karak in Giordania dove opera suor Adele Brambilla, a cui faremo arrivare le offerte della serata. Considerando la grande difficoltà economica in cui si trova l’ospedale, con la richiesta crescente di assistenza da parte di rifugiati in fuga dalla guerra, invitiamo tutti a partecipare e sostenere l’ iniziativa.
A ottocento anni dalla nascita del presepe vivente vogliamo ricordare la sua profonda importanza per i cristiani, poiché questa tradizione rappresenta in modo tangibile e coinvolgente la storia della nascita di Gesù. Il presepe vivente offre un’opportunità unica di riflettere sul significato del Natale attraverso una partecipazione attiva e condivisa.
Coinvolgendo i membri della comunità e i bambini in primis nella preparazione e nella messa in scena dell’evento, il presepe vivente promuove un senso di unità, solidarietà e Fede.
Il S.Natale è dono e il dono più grande è Dio che 2000 anni fa si è fatto uomo come noi.